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15 dicembre 2018

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30.12.2017

Bagnoli e Zoff uomini veri Il sogno? Boniperti con Alex

Massimo Giletti, 55 anni, grande tifoso juventinoOsvaldo BagnoliDino Zoff
Massimo Giletti, 55 anni, grande tifoso juventinoOsvaldo BagnoliDino Zoff

I ricordi in bianconero prendono colore. La prima immagine, la più antica, arriva in fondo ad un corridoio luminoso. Dove un bambino resta muto davanti ad un gigante biondo. «Era Helmut Haller. Giampiero Boniperti, amico di famiglia, mi aveva accompagnato nello spogliatoio della Juve». I campioni antichi del piccolo Massimo Giletti prendono vita ancora oggi. Tifoso da sempre della Signora. «Innamorato di una maglia che va vissuta. E sulla quale ho sofferto. E difeso le mie ragioni». Giletti, torinese classe ’62, conduttore e autore televisivo, ha un numero tredici invisibile tatuato sulla schiena. E pure un racconto a strisce verticali che aspetta solo di essere messo nero su bianco. Giletti, riuscì almeno a dire una parola ad Haller? Avevo sei o sette anni. Ricordo i colori della maglia degli avversari di quel giorno. Era rosa. Credo fosse il Palermo. Il lungo corridoio del Comunale mi condusse allo spogliatoio della Juve. E Boniperti mi fece salutare Haller, che non parlava bene italiano. Con lui penso ci fossero anche Luis Del Sol ed Ernesto Castano. Lì però il mio ricordo si ferma. Folgorato da chi? Da Zidane. Ma l’amore vero è Zoff. Con lui ho un rapporto strettissimo ancora oggi. Dino è umanamente di grandissima qualità. E queste sono le persone che vanno tenute vicine, se si ha la fortuna di incontrarle. La partita tra le partite? Athletic Bilbao-Juventus (Coppa Uefa stagione ’76-’77, ndr). Io c’ero a Bilbao. Un ragazzino in trasferta. Eravamo veramente pochi, dentro ad uno stadio che era una bolgia. E con la Juve che fece un catenaccio di vecchio stampo. In casa l’avevano vinta uno a zero con Tardelli. E lì, pur perdendo 2-1, vincemmo la Uefa. Il primo trofeo europeo della Juve. Che non si scorda mai. Sogni in bianco e nero. Potesse mettere insieme due giocatori della Juve di due epoche diverse, chi sceglierebbe? Boniperti e Del Piero. Giampiero, già da solo, fece caterve di gol. E penso che con Del Piero al suo fianco avrebbe creato una grande coppia. Vi racconto: da ragazzo scelsi di andare al liceo classico d’Azeglio di Torino perché proprio lì era nata la Juventus. E su quella panchina del liceo, conservata ora nel museo della Juve, loro due ci saranno sempre. La storia racconta, però, anche della favola di «cenerentolo». Il danese Preben Elkjaer Larsen, che nell’anno dello scudetto del Verona, segnò senza scarpa alla sua Juve. Magari questo è un ricordo cancellato No, e svelo una cosa che pochi sanno: mio nonno Giulio era veronese. E negli anni ho sempre seguito con grande affetto e grande amore le squadre di Verona. L’Hellas soprattutto, visto che il Chievo arrivò un po’ più tardi. Il legame era sentimentale. Quella dello scudetto fu una favola. E tutto ciò che è favola diventa forza vitale per il calcio. Verona fu il bello, il non scontato. E per me quello scudetto fu gioia vera. Quella gioia ha tanti nomi Ricordo Garella, capace di trasformarsi in Garellik. Pure io facevo il portiere. E Garella sapeva parare in maniera anomala. Poi c’era un grande personaggio come Bagnoli, che ha fatto scelte di vita molto particolari. Ho grande rispetto per lui. C’era tutto in quel Verona. Giletti ha un numero tatuato sulla pelle? Il tredici. Il numero fortunato di mio nonno. Quando gioco il derby o gare di beneficenza lo indosso sempre. Una maglia alla quale è legato? Il sette di Gianluca Pessotto. Mi regalò una maglia della Nazionale. Con lui ho un rapporto intenso. Trap o Allegri? Due grandi. Trapattoni è stato fenomeno della follia dialettica. Ricorda la mia gioventù. Massimiliano Allegri è il presente. E merita grande stima. Baggio o Del Piero? Del Piero ci ha fatto vincere tanto. Baggio ha incantato. Ma il giorno dell’addio di Alex alla Juve corsi a Torino. Non potevo perdermi l’evento. Tanti doppi ex tra Verona e Juve. Alcuni: Vignola, Tricella, Rossi, Toni. Sceglie uno o cerca altrove? Scelgo Vignola. Un suo gol ci regalò la Coppa delle Coppe contro il Porto a Basilea (’83-’84, ndr). E non solo. Perché in quella stagione fece due tre gol importantissimi. Il Verona di oggi? Ho avuto Silvia Slitti, la moglie di Pazzini, ospite da me a Non è l’Arena (il programma che Giletti conduce su LA7, ndr). Una donna intelligente. E «Pazzo» ha grande esperienza. Ma è con Pecchia che ho stretto un buon rapporto quando era a Torino. Eravamo ragazzi. Lo metto sul piedistallo. Per simpatia ed intelligenza. È pur sempre un avvocato lui. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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Lazio
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16
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15
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13
Bologna
11
Frosinone
8
Chievoverona
3
Cagliari - Roma
2-2
Empoli - Bologna
2-1
Genoa - Spal
1-1
Juventus - Inter
1-0
Lazio - Sampdoria
2-2
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Napoli - Frosinone
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Parma - Chievoverona
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