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20 ottobre 2018

Sport

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09.02.2018

Da Valdiporro
alle Olimpiadi:
vai, Lucia!

I suoi primi ricordi sono legati alla neve. A meno di due anni, Lucia era appesa alle spalle di papà Ivo. Lui, con gli sci ai piedi. Lei, dentro lo zaino, piccolissima, che si guardava attorno. Ha imparato a sciare prima di camminare, Lucia Scardoni. O quasi. La fondista nata e cresciuta a Valdiporro, a pochi chilometri da Bosco Chiesanuova, gli sci li ha messi che camminava appena.

«Mamma mi dice sempre che ero una bambina tranquilla, se non c’era papà. Non appena arrivava, io mi agitavo e volevo stare solo con lui. Mi viziava, mi coccolava. Sono l’ultima di tre figli, la più piccola. Alla domenica, con i miei fratelli, ci portava in giro con il Cai, a fare escursioni. E in inverno, tutti a spingere sugli sci». Mamma Roberta è un’insegnante delle scuole elementari, a Bosco, papà Ivo imbianchino e ha da sempre un grande amore per il fondo. «Ha corso sia la Marcialonga sia la Vasaloppet», sottolinea orgogliosa Lucia, «io la passione per lo sci ce l’ho nel dna».

 

Terra dalla lunga tradizione di fondisti, il comune di Bosco Chiesanuova. «Già, non è che ci sia molta scelta. A me il dubbio di fare un altro sport non è mai venuto. Sono cresciuta nello Sci Club di Bosco dove mi sono sempre trovata benissimo». A lei, poi, il fondo è sempre venuto facile. Inizia a vincere praticamente subito, tanto da ritrovarsi atleta della nazionale a sedici anni.

«Durante l’ultimo anno da aspirante ho conquistato i campionati italiani», spiega, «e non appena maggiorenne sono entrata nel corpo delle Fiamme Gialle». Nulla è arrivato però senza sacrificio. «Ho studiato fino alla maturità scientifica», aggiunge, «ma per andare al liceo la sveglia suonava tutte le mattine alle 6. Mezzora dopo passava la corriera e prima delle 15 non ero mai a casa. Alle 15.30 partiva il pulmino e via, ad allenarmi sugli sci. Nei primi due anni delle superiori ho frequentato il Fracastoro poi sono stata costretta a cambiare perché facevo troppe assenze e i professori mi consigliarono di andare in una scuola privata dove non ci fossero lezioni al sabato. Così ho concluso i miei studi all’Aleardi».

 

Lucia Scardoni, classe 1991, da cinque anni vive a Predazzo con il suo fidanzato, l’ex fondista Mattia Pellegrin, ora poliziotto a tempo pieno. «Stiamo assieme da sette anni e lui è bravissimo a cucinare, peccato lo faccia raramente perché adesso vive a Roma. Io odio le pentole e odio pulire i vetri. Per il resto, in casa me la cavo abbastanza».

Due anni fa, durante un allenamento in palestra, la ventiseienne di Valdiporro vide un volantino. «Era di una prova gratuita di pole dance. Lo stavo per buttare quando il mio preparatore atletico mi ha detto ‘Potresti provarla, saresti portata’. Così sono andata, mi è piaciuta e da due anni la pratico anche se non sono molto elastica». Oltre alla danza con la pertica, nel tempo libero Lucia ama leggere. «Mi rilassa moltissimo. Ultimamente sto leggendo libri di guerra, l’ultimo dei quali ‘Non si abbandona mai la battaglia’ è uno dei testi più belli che abbia mai letto». E quando può, la sciatrice veronese chiude la porta di casa a Predazzo per tornare ai suoi affetti, in Lessinia.

«Lo scorso anno ho perso in un incidente in auto mio fratello Stefano. Mi sono tatuata la sua firma sotto al cuore. Lui, assieme ai miei genitori, a mia sorella Giulia e Carlo Vito Scandola, mio allenatore dello sci Club di Bosco, sono le mie rocce, le persone a cui tengo di più».

Oltre alla firma del fratello, l’azzurra ha altri tre tatuaggi. «Praticamente sono un giornale da leggere», sorride, «perché ho tatuato sul piede la frase L’amore è libertà e non possesso, sul fianco Se hai un sogno proteggilo, se hai un sogno inseguilo, non permettere a nessuno di rovinarti la vita, deludi tutti ma non deludere mai te stesso e sulla spalla ho tre farfalle colorate, con inciso S G L, le iniziali di noi fratelli». Lucia, che da piccola sognava di fare la poliziotta e la ballerina, ama i cani. E per quando appenderà gli sci al chiodo ha le idee molto chiare. «Mi piacerebbe entrare nel corpo cinofilo antidroga della Guardia di finanza», confessa, «e spero possa accadere veramente».

Serena Marchi
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