21 febbraio 2019

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11.02.2019

Un sogno con vista salvezza Chievo, fai come il Cagliari

La situazione del Chievo è preoccupante, ma mister Mimmo Di Carlo non perde il sorriso
La situazione del Chievo è preoccupante, ma mister Mimmo Di Carlo non perde il sorriso

La storia non dà speranze. Una soltanto, il sole acceso dal Cagliari nel 2008. Quindici punti alla giornata numero 23, la bellezza di 42 all’ultima. Ventisette in 15 partite, una proiezione oltre i 68 che avrebbe garantito il quarto posto alle spalle di Inter, Roma e Juventus. Un mezzo miracolo, quindi una rarità. Il resto è una spietata sentenza, perché da quando la Serie A viene regolata dai tre punti a vittoria chi era ultimo alla fine dell’inverno al massimo ha scalato una posizione. Al massimo due, come il colpo d’ala del Palermo che nel 2012 partì e finì con Sannino passando anche da Gasperini e Malesani. Come l’orgoglio mostrato dal Catania cinque anni fa, seppur nella sua inesorabile parabola discendente. Oasi nel deserto, senza troppi spiragli di vera luce. MIRACOLO VERO. Quel Cagliari vinse otto partite delle ultime 15, battendo Lazio e Fiorentina, ma anche vincendo ad Udine proprio come servirebbe al Chievo domenica. Il cambio di marcia con l’arrivo di Ballardini in chiusura del girone di andata, dopo i primi passi mossi con le giovani ma ancora da affinare concetti di Giampaolo e la scelta successiva di Cellino di affidarsi ad un vecchio volpone come Sonetti. Trainato da Conti ed Acquafresca, capace ad un certo punto della stagione di spiccare il volo proprio come fece Mimmo Di Carlo col suo Chievo l’anno dopo. Quando la rimonta da impossibile divenne probabile e poi addirittura certa anche con un discreto anticipo. Sconfitto a Palermo dai gol di Cavani e Jankovic, quel Cagliari di Ballardini cominciò la risalita battendo la Lazio con una zampata di Matri senza più arrestarsi. Favorito comunque da una situazione complicata ma non irreversibile, a metà del cammino con sei punti appena di ritardo sulle terzultime Parma e Siena, a sette dall’Empoli, ad otto da Catania e Livorno, a dieci dal Torino che alla fine scavalcò di due punti. Mosca bianca quel Cagliari, perché nei 24 ultimi tornei di Serie A per ben 15 la squadra ultima dopo un mese dall’inizio del girone di ritorno da quel posto non s’è più schiodata. A parte minime oscillazioni, senza però cambiare la sostanza. MINIMI STORICI. Solo l’Ancona nel 2004 con sei, il Pescara nel 2017 con nove e il Benevento l’anno scorso con sette hanno avuto un rendimento inferiore a quello del Chievo, i cui punti sarebbero 12 sul campo senza i tre di penalizzazione per le plusvalenze fittizie col Cesena. Sempre pochi, quanti ne aveva l’Ascoli nel 2007. A dieci si era fermato il Napoli nel 1998, a undici il Parma nel 2015 alla fine fallito. Con improbabili imprese davanti, con spiragli sempre più ristretti e margini continuamente più asciutti. Per di più da qualche tempo la Serie A è cambiata parecchio in fondo, con distanze spesso ragguardevoli e una sensibile spaccatura vista la crescita di tante realtà di fascia media a dilatare ancor di più le distanze. Con società adesso sempre più stabili e quindi sempre più a distanza di sicurezza dalla zona di rischio. Proprio la dimensione che è riuscito per tanto tempo ad acquisire il Chievo. Quasi sempre immune da ogni pericolo, con la continua certezza specie nell’ultimo periodo di far parte di una Serie A con tre attori certamente peggiori. Almeno due fra quelle salite dalla B. Calcoli anche piuttosto semplici, stime puntualmente confermate dal campo. TENTATIVI VARI. Udinese, Genoa e Torino ora sulla strada del Chievo. Con due trasferte. Poi Milan e Atalanta. Due squadroni. C’è ancora tempo e spazio, ma adesso davvero solo agli occhi dei sognatori. Fra cui Di Carlo. Giusto. Nel calcio non si sa mai. Ma la Serie A ha parlato sempre piuttosto chiaro. Dal Brescia di Lucescu e Maifredi del 1995 che ad un certo punto collezionò soltanto sconfitte all’Atalanta che con Delio Rossi, sostituto di Mandorlini, dieci anni dopo rimase ultima totalizzando però negli ultimi tre mesi la bellezza di 21 punti in un campionato mai così competitivo nell’area salvezza che ebbe la sua ciliegina sulla torta nello spareggio fra Bologna ed Parma, appaiate a 42 punti, quando il Chievo ne prese uno solo in più. Coi sette nelle ultime tre, con Icio D’Angelo al posto di Beretta, con le vittorie con Siena e il Bologna più il punto a casa della Roma. Quando riacciuffare la Serie A ormai quasi persa dopo la sconfitta in casa con la Fiorentina pareva difficilissimo ma non proprio impossibile. Adesso è tutto diverso, anche se sul piatto di punti ce ne sono sempre 45 e non sono pochi. Il Siena nel 2010 se ne prese 18, il Lecce nel 2006 arrivò fino a 16 come il Novara nel 2012, l’Ascoli a 15 nel 2007. L’ultimo Benevento si arrampicò a 14, quand’era ormai in Serie B. Bei guizzi davvero, ma al Chievo servirebbe molto di più. Magari ricordandosi di quel Cagliari del 2008. •

Alessandro De Pietro
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Serie A

CLASSIFICHE
RISULTATI
Juventus
66
Napoli
53
Inter
46
Milan
42
Roma
41
Atalanta
38
Lazio
38
Fiorentina
35
Torino
35
Sampdoria
33
Sassuolo
30
Parma
29
Genoa
28
Cagliari
24
Udinese
22
Spal
22
Empoli
21
Bologna
18
Frosinone
16
Chievoverona
9
Atalanta - Milan
1-3
Cagliari - Parma
2-1
Empoli - Sassuolo
3-0
Genoa - Lazio
2-1
Inter - Sampdoria
2-1
Juventus - Frosinone
3-0
Napoli - Torino
0-0
Roma - Bologna
2-1
Spal - Fiorentina
1-4
Udinese - Chievoverona
1-0