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13 dicembre 2018

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03.03.2018

Maran 134 scansa la paura «Chievo, rabbia e idee chiare»

Rolando Maran si appresta a tagliare il traguardo delle 134 partite in Serie A con il Chievo
Rolando Maran si appresta a tagliare il traguardo delle 134 partite in Serie A con il Chievo

I punti e il record, domenica ad alto tasso emozionale quella di Rolando Maran. Massima tensione, massimo sforzo per il risultato, massimo impegno per portarsi a casa applausi e gloria. E un pensiero, marginale ma non troppo, ai 134 gettoni in panchina, in Serie A, finora raggiunti in tuta gialloblù solo da Gigi Delneri. Per le celebrazioni personali in verità ci saranno tempi e modi. Domani conterà soprattutto la sostanza, leva prodigiosa per uscire pian piano dal pantano della bassa classifica. E Maran reclama proprio quella, all’antivigilia del match col Sassuolo che assume contorni sportivamente drammatici: «Il nostro atteggiamento», ribadisce da Veronello, dove la squadra è in ritiro da ieri, «non deve cambiare. Deve essere comunque quello di una squadra che va in campo e fare fatti. Inutile che vi racconti altro. Vi direi le stesse cose di una o due settimane fa. Con la stessa forza, lo stesso impeto. Poche parole e tanti fatti. Stiamo lavorando per questo, vogliamo ribadire fortemente questo concetto». Qual è la condizione fisica del gruppo, a cominciare da acciaccati e convalescenti? «Mancano ancora due allenamenti per cui è presto per fare tutti i nomi. Di sicuro è stata un’altra settimana travagliata con tanti giocatori che si sono allenati o si sono allenati in parte. Ma questo ci deve solo far alzare ancora di più l’attenzione e l’attaccamento alla maglia per questo momento che è importante per tutti. Tutti stanno cercando di lavorare per poter dare un contributo. Anche se qualche contrattempo di troppo l’abbiamo avuto». Inglese? Giaccherini? «Inglese si è allenato a parte per gran parte della settimana, Giaccherini anche. Adesso sembra che possano rientrare nel gruppo a tutti gli effetti ma è chiaro che a me toccherà calibrare l’impegno di tutti quanti in base alle loro condizioni. La difficoltà sta nel mettere in campo una squadra che abbia nelle gambe la possibilità di fare la partita dal primo all’ultimo». Che cos’è rimasto delle scorie di Firenze? «A me una grande arrabbiatura. Perché dovevamo fare qualcosina di più anche se, rivedendo la partita, mi sono reso conto che subito non ci si è resi conto delle difficoltà oggettive che portava il vento. C’è stata troppa differenza per entrambe le squadre da un tempo all’altro. Loro magari sono stati più bravi di noi a trovare il gol, anche grazie a un’ingenuità nostra, noi ci siamo andati solo vicini. Si poteva tornare con un risultato positivo ma non ci siamo riusciti e questo deve alimentare la nostra fame». Chievo-Sassuolo quest’anno si presenta diversa rispetto al passato: potrebbe nascere una partita dominata dalla paura? «Per quanto ci riguarda deve essere dominata dalla voglia di fare. La paura dev’essere solo quella di non provare a fare. Dobbiamo approcciarci alla partita nel modo giusto. Troveremo una squadra che ci concederà pochissimo per il periodo che stanno vivendo anche loro. Sappiamo che non sarà semplice. Dovremo avere, come nell’ultima partita in casa, la pazienza giusta e l’equilibrio giusto per continuare a provarci tutti i novanta minuti. Proprio come abbiamo fatto col Cagliari. Mai demordere e cercare con rabbia il risultato. Perché questo fa la differenza». Quindi pazienza e intelligenza. «Sì. Devi riuscire a dare ritmo alla gara, questo sicuramente, perché avere pazienza non significa giocare sotto ritmo. Ma nel momento in cui trovi una squadra che copre bene tutti gli spazi devi avere prima di tutto la capacità di non prestare il fianco. E la lucidità di cercare senza ansie il risultato. Restando arrembante ma senza rinunciare alla continuità». Si aspetta qualche possibile variazione tattica da parte del Sassuolo? Si è letto di un possibile 5-3-2 studiato da iachini. «Sì, ho letto anch’io... Non so cos’aspettarmi. Noi lavoriamo per non avere sorprese, per essere pronti a qualsiasi evenienza. Leggo queste cose ma non posso essere negli spogliatoi degli altri». Radovanovic in settimana chiedeva al gruppo di ritrovare la capacità di combattere su tutte le palle in mezzo al campo. E poi la capacità di interpretare meglio la fase difensiva. «Sì, bisogna essere più tosti. Penso all’attenzione sulle seconde palle. Le partite con grande equilibrio dipendono anche dalla capacità di vincere gli uno contro uno di arrivare prima sulle palla... Questo fa parte di qualsiasi scuola di pensiero». Quindi? «Quindi noi dovremo essere bravi ad arrivare prima degli altri, ad attaccare ogni pallone come se fosse l’ultimo. Questo è il Chievo, da questo deve essere animato e da questo non deve prescindere. Su questo in settimana sono stato molto chiaro con i giocatori. Ne abbiamo parlato e abbiamo condiviso questo punto di vista anche perché troveremo una squadra che farà altrettanto». Com’è rientrato Bani dall’esperienza azzurra? «Lui sta vivendo questo momento molto positivo sul piano personale, la chiamata in nazionale non può aver fatto altro che aumentargli l’entusiasmo. Ha perso qualche seduta con noi ma è rientrato senza problemi». Cosa legge negli occhi dei suoi giocatori? «Io mi auguro di rivedere in campo la rabbia che ho visto questa settimana». E i tifosi? Negli ultimi tempi si è aperta anche qualche crepa... «Ai tifosi mi piacerebbe chiedere la massima predisposizione a darci una mano. Da certe situazioni si esce meglio stando tutti uniti, remando assieme dalla stessa parte. Al 90’ poi accetto tutto, applausi e fischi, ci mancherebbe. Ma sarebbe bello, all’inizio, ritrovarsi compatti rivolti al medesimo obiettivo». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Francesco Arioli
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2-2
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Parma - Chievoverona
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