25 marzo 2019

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15.03.2019

La scossa di Amoruso «Chievo, non è finita»

Nicola Amoruso in un duello con lo juventino Marchisio nel campionato  2010-2011Nicola Amoruso, oggi procuratore di giovani calciatori
Nicola Amoruso in un duello con lo juventino Marchisio nel campionato 2010-2011Nicola Amoruso, oggi procuratore di giovani calciatori

Doveva essere l’ennesimo grande colpo del Chievo. Era tutto fatto con Nicola Amoruso, a fine carriera all’Atalanta, l’attaccante che vicino a Vieri, Boksic, Inzaghi e Fonseca aveva raggiunto due finali di Champions con la Juventus di Lippi. «Volevo il Chievo, spinsi con forza per andare. Giovanni Sartori mi voleva. Ed io non vedevo l’ora di respirare da vicino quel mondo così fresco che tanto avevo ammirato da avversario», racconta oggi Amoruso, a 44 anni agente soprattutto di giovani promesse ed una bacheca con tre scudetti ed un’Intercontinentale perché quelle due coppe dei campioni andarono a Borussia Dortmund e Real Madrid. All’Atalanta, a gennaio del 2010, l’aveva chiamato Lino Mutti. A caccia di una salvezza mai raggiunta. «Avevo un altro anno di contratto a Bergamo, ma quando il Chievo mi cercò non ebbi alcun dubbio. La società, tuttavia, non mi lasciò partire. Finii fuori rosa. E proprio allora capii che era il momento di dire basta», il rimpianto di Amoruso, trattenuto coi denti da Colantuono ma frenato anche dal mancato scambio con Malagò, contropartita tecnica a favore dell’Atalanta messa sul piatto da Sartori per provare a chiudere il cerchio. «Desideravo il Chievo perché era ed è un’isola felice, una piazza da dove son passati giocatori e allenatori di grande livello. Soprattutto una società con idee parecchio chiare, sempre capace di mantenere la categoria e far calcio come si deve», la fotografia di Amoruso, la cui vita lontano dalle aree di rigore si divide adesso fra investimenti immobiliari, gli affari da procuratore e qualche rimpatriata con le leggende della Juve. Il suo sguardo, ancora oggi, si incrocia spesso a quello del Chievo. «La situazione è complicata, ma tutto parte da lontano. La penalizzazione», la lettura di Amoruso, «ha portato la dirigenza a scelte quasi obbligate. Ad un certo punto, poi, anche l’aspetto psicologico ha pesato parecchio, com’era normale che fosse». Vede comunque luce Amoruso, al di là di come finirà il campionato. «Quel che fa la differenza è la struttura che hai alle spalle, quel che hai saputo creare negli anni. Per questo il Chievo, anche se dovesse retrocedere, ha tutto per rialzarsi e venir immediatamente promosso. La Serie B», il quadro di Amoruso, «non è più quella di una volta, il livello è calato di parecchio. Chi ha saputo operare così bene per così tanto tempo non avrà problemi a risollevarsi in fretta». Da ex grande bomber il pensiero scivola in fretta su Pellissier. «Mi stupisce ogni anno di più. Perché alle qualità unisce tanta passione. Semplicemente uno da ammirare. E da tenersi stretto, specie adesso. In momenti così complicati, con inevitabili pressioni, chi ti tiene a galla più che la freschezza dei giovani è l’esperienza dei vecchi. Anche se il Chievo di ragazzi bravi ne ha. Su tutti Depaoli». Altro mondo ora l’Atalanta. Con Sartori dall’altra parte della barricata, coi suoi giovani e una dimensione sempre più vicina all’alta Serie A. «Perché è solida come poche, perché la città vive di calcio. Perché la società era già buona», l’ultimo tocco di Amoruso, «ma con Percassi alla guida ha fatto un salto ulteriore. Ora l’Atalanta è a tutti gli effetti un’azienda». •

Alessandro De Pietro
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Serie A

CLASSIFICHE
RISULTATI
Juventus
75
Napoli
60
Inter
53
Milan
51
Roma
47
Atalanta
45
Lazio
45
Torino
44
Sampdoria
42
Fiorentina
37
Genoa
33
Parma
33
Sassuolo
32
Cagliari
30
Spal
26
Udinese
25
Empoli
25
Bologna
24
Frosinone
17
Chievoverona
11
Atalanta - Chievoverona
1-1
Cagliari - Fiorentina
2-1
Empoli - Frosinone
2-1
Genoa - Juventus
2-0
Lazio - Parma
4-1
Milan - Inter
2-3
Napoli - Udinese
4-2
Sassuolo - Sampdoria
3-5
Spal - Roma
2-1
Torino - Bologna
2-3