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15 ottobre 2018

Sport

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04.09.2018

«L’Empoli? Un passo avanti Era fondamentale reagire»

Tempo di sporcarsi le mani. Meglio una palla rubata di un tiro in porta, meglio un contrasto vinto con la forza che una pennellata d’autore, meglio i muscoli della fantasia. Così è, almeno per adesso. Proprio il terreno di Nicola Rigoni, dell’operaio che batte gli artisti. Laborioso come uno dei tanti falegnami che popolano la sua Cogollo del Cengio, dove tutti si conoscono e il lavoro duro viene prima di tutto. «La squadra al primo posto», la regola di Rigoni in campo. Fuori il concetto è lo stesso. Quindi la famiglia, quindi la casa dei suoi genitori in cui si rifugia spesso nel giorno libero. O le digressioni al bar El Pep, ritrovo della sua compagnia e di suo fratello Luca che sabato sera col suo Parma ha fatto sudare la Juve. Pareva fuori moda Rigoni a un certo punto. Lontano, spento, sacrificato, inchiodato in panchina ma pur sempre un intoccabile. Leggi non scritte che al Chievo valgono ancora. Uno di quelli a cui viene facile aggrapparsi quando qualcosa non funziona. Con l’Empoli ha corso per due e concluso anche in porta. Ha alzato i giri di un motore ancora lontano dall’essere a pieni giri e detto a tutti che nel Chievo del dopo Castro a centrocampo può esserci spazio anche per lui. UN PASSO ALLA VOLTA. Troppa generosità a volte l’ha anche ingannato. L’eccessiva versatilità è diventata un freno. Messo nella mediana a due e in quella a tre. Da metodista e da incursore, materia che conosce meglio perché anche con l’Empoli nei corridoi liberi ha dimostrato di sapersi infilare. Materia ancora grezza quando mosse i primi passi a Vicenza, debuttante in Serie B a sedici anni da poco compiuti davanti al Brescia già di Marek Hamsik ed in Europa League a 19 con la maglia del Palermo. Prospetto valoroso Rigoni, senza però riuscire ad uscire dai suoi confini. Quelli del calcio di provincia, a misura d’uomo. Quindi di nuovo il Vicenza, quindi il Cittadella, quindi il Chievo. Mattone dopo mattone. Com’è stato con l’Empoli. Meglio non perderla che osare troppo per cercare di vincerla. A volte bisogna ragionare anche così. «Cominciare a sistemare la fase difensiva è stato un buon passettino in avanti, dopo la Fiorentina contava soprattutto reagire. Il nostro campionato è cominciato dall’Empoli», il nuovo punto di partenza di Rigoni, dopo l’avvio fatto anche di evitabili amnesie pagate a caro presso e di una macchina naturalmente non ancora oliata a dovere. MANO SICURA. Al momento del bisogno lui c’è, come il più fedele degli alleati. L’ha capito in fretta Lorenzo D’Anna. Per i virtuosismi meglio passare più avanti, ora è tempo del punticino strappato coi i denti. L’ultimo è il Chievo di Rigoni almeno quanto quello di Radovanovic, Sorrentino e Giaccherini. Fiducia meritata, quella che lui ha sempre cercato in silenzio senza mai pretendere. Benzina autentica per un taciturno come lui che di una pacca sulla spalla avrebbe spesso bisogno. Quest’estate Rigoni s’è messo a pedalare forte, in quel reparto senza Castro ma anche Bastien che qualche corsia gliel’aveva ostruita. «Sono contento, ora il mister ora mi sta dando fiducia», la parolina magica tanto ricercata in questi anni faticosi. Ha capito tutto D’Anna. Punto fermo Rigoni, probabilmente anche a Roma nonostante il rientro certo di Hetemaj e la crescita naturale di Obi. Mossa quasi scontata. UNO PER TUTTI. I codici del Chievo li conosce a memoria. «Il ruolo è dispendioso, soprattutto da mezzala. Bisogna coprire e ripartire, ma è il mio compito e provo sempre a svolgerlo nel migliore dei modi», il manifesto di Rigoni, maestro di generosità, uno dei migliori contro l’Empoli in una battaglia difficilissima da vincere. Ci volevano gambe e testa, cuore e coraggio. Lui ci ha messo anche di più. Ed ora che è salito sul treno vuole rimanerci a lungo. «Tanti giocatori sono nuovi, dobbiamo ritrovare la necessaria identità e farlo il prima possibile. Questione di meccanismi. Quel che conta intanto è che tutti abbiano capito già lo spirito del Chievo», la prima pietra posata da Rigoni, domenica alla sessantunesima presenza con la maglia del Chievo, in Coppa Italia decisivo contro il Pescara, fino ad allora rimasto senza gol da quel lontano 2016 d’oro in cui la via della porta riusciva a trovarla con estrema facilità. Quattro acuti fra Napoli, Palermo, Frosinone e Sassuolo. Tanto da far nascere un derby in famiglia. Meglio lui o Luca? A lungo aperto il dibattito, archiviato quando Nicola è uscito di scena. Dentro e fuori, senza la giusta continuità. Senza apparenti sbocchi. Adesso però è tutto diverso. •

Alessandro De Pietro
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Serie A

CLASSIFICHE
RISULTATI
Juventus
24
Napoli
18
Inter
16
Lazio
15
Sampdoria
14
Roma
14
Fiorentina
13
Sassuolo
13
Parma
13
Milan
12
Torino
12
Genoa
12
Cagliari
9
Spal
9
Udinese
8
Bologna
7
Atalanta
6
Empoli
5
Frosinone
1
Chievoverona
-1
Atalanta - Sampdoria
0-1
Cagliari - Bologna
2-0
Empoli - Roma
0-2
Genoa - Parma
1-3
Lazio - Fiorentina
1-0
Milan - Chievoverona
3-1
Napoli - Sassuolo
2-0
Spal - Inter
1-2
Torino - Frosinone
3-2
Udinese - Juventus
0-2