21 gennaio 2019

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29.12.2018

Il Bentegodi s’accende Arrembaggio Chievo Un solo grido: vincere

Una sola idea, un solo obiettivo, un unico progetto. Con i soliti ingredienti, margini di errore ridotti al minimo e, soprattutto, i tre punti fissi in testa. Tutti col Chievo, tutti per il Chievo insomma all’ultima giornata del girone d’andata, che è anche l’ultima sfida dell’anno solare. Perché già fermarsi al pareggio contro il Frosinone, nemico di giornata, equivarrebbe a una mezza sconfitta. Perché solo il successo - che sarebbe anche il primo del campionato - potrebbe consentire di avvicinare concretamente la penultima posizione, occupata proprio dai ciociari, ora in vantaggio di 5 punti. Perché in sostanza solo i tre punti darebbero un seguito al confortante avvio del ciclo Di Carlo e consoliderebbero le ambizioni di permanenza in categoria. LA RABBIA GIUSTA. Sarà più di uno scontro diretto quindi, più di un turno cruciale. E se non ha il sapore dello spareggio pochissimo ci manca. «Dopo lo 0-2 di Genova ho visto il dispiacere della sconfitta ma anche il piacere di avere una squadra arrabbiata», racconta Mimmo Di Carlo nel presentare il testa a testa. «Quella rabbia è un aspetto per me molto positivo. Noi abbiamo il massimo rispetto dei nostri avversari ma siamo altrettanto consapevoli della nostra forza». Di Carlo non sorvola sul concetto. Piuttosto lo carica al massimo: «Sì, siamo forti, l’abbiamo dimostrato anche mercoledì che quando siamo sul pezzo siamo forti, che stiamo crescendo, che stiamo mettendo mattoni su mattoni sulla casetta che stiamo costruendo. In tutte le partite del mio Chievo c’è stata sempre una crescita sotto tanti aspetti anche se è chiaro che la strada è ancora lunga». LA RICETTA. Il tecnico gialloblù sa che non si troverà di fronte una rivale arrendevole («dobbiamo vincere noi ma vorranno vincere anche loro per cercare di eliminarci dalla corsa») però conta parecchio sulle virtù della sua squadra: «Con la nostra coesione, col nostro spirito di squadra e la voglia di reagire si può fare», aggiunge. «Con il gioco, combattendo, sfruttando la rabbia del gruppo, mettendo qualcosa di più sotto l’aspetto tecnico, mettendo grande concentrazione». Probabilmente tornando al 4-3-1-2, con Pellissier di nuovo titolare, i dubbi su Birsa (campo o panchina?) e Jaroszynski. Con Rigoni opzione a metà e Obi fuori. Quanto al possibile sviluppo del match, «ho visto le ultime due partite del Frosinone di Baroni, che è un bravo allenatore. E ho visto un Frosinone aggressivo che attacca alto. La differenza», annuncia Mimmo, «la faranno la qualità dei singoli e la mentalità che noi dovremo mettere in campo, soprattutto in questo caso, giocando in casa. Davanti ai nostri tifosi dovremo trovare molta più energia e fiducia. Cattivi, giusti, determinati. Senza frenesia però». ORGOGLIO CIOCIARO. Di Carlo dovrà misurarsi nella circostanza con una sorta di derby: «L’anno scorso una mia intervista sul Frosinone è uscita distorta, con frasi che io non ho mai detto. Io sono ciociaro e fiero di essere ciociaro», rivendica. «E come tutti i ciociari sono genuino e battagliero. Contro il Frosinone non ho nulla ma è chiaro che io adesso faccio parte della famiglia Chievo e dobbiamo cercare di batterlo anche perché è nostra concorrente diretta per la salvezza». Oltre la partita, al di là della sosta, si profila già l’incognita del mercato. Possibili arrivi ma anche partenze dalla stazione di Veronello. Di Carlo scavalca l’ostacolo: «Ora non possiamo permetterci di ragionare sugli scenari futuri. Dobbiamo avere la forza dentro per andare in campo e sconfiggere tutti. Con l’aiuto dei miei tifosi». Al bando i cattivi pensieri dunque: «La testa deve essere libera da parte di tutti, squadra e società. Non dobbiamo pensare che questa sia l’ultima partita del campionato. Assolutamente. Piuttosto dobbiamo avere quella lucida follia che ti permette di fare qualcosa di più. E di essere anche predatori davanti e avere la fame giusta per vincere». Ma «da quando sono arrivato non ce n’è uno che si è tirato indietro. Io sono orgoglioso dei miei giocatori». Chiusura sul caso Koulibaly e sui «buu» razzisti di San Siro: «Ci sono delle regole e noi dobbiamo rispettarle. Tutti siamo dispiaciuti per quel che è successo, non immaginiamo certo il calcio in questo modo. Fermare le partite? Le competenze ci sono, noi dobbiamo solo dare l’esempio positivo. Il calcio rimane un gioco e dev’essere sempre una festa». •

Francesco Arioli
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8
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2-2
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3-3
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0-5
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Inter - Sassuolo
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