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21 novembre 2018

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30.08.2018

Grubac sulle orme di «Ibra» «Io non mi tiro mai indietro»

Giancarlo RomaironeMauro Burruchaga, Sergej Grubac, Adrian Semper: il Chievo viaggia già nel futuro FOTOEXPRESS
Giancarlo RomaironeMauro Burruchaga, Sergej Grubac, Adrian Semper: il Chievo viaggia già nel futuro FOTOEXPRESS

Tempo d’ispirazioni. Dove la realtà s’interseca ancora ai sogni. Il futuro del Chievo è già a Veronello. Basta aspettare ma di talento ce n’è in abbondanza. Mauro Burruchaga ha mosso i primi passi guardando in tv Redondo e a casa suo padre Jorge, quello del gol che nel 1986 diede il Mondiale all’Argentina in finale con la Germania Ovest. Assist manco a dirlo di Maradona, conosciuto da ragazzino a Dubai «quando non mi sembrò neanche vero di averlo di fronte. Lui e papà parlarono sì e no mezzora, sufficiente però a ricordarla per sempre». Adrian Semper rivede spesso le parate di Subasic, eroe croato agli ultimi Mondiali, ma anche le gesta di Buffon e Neuer «perché per essere un numero uno bisogna lottare tutti i giorni, in campo ma anche fuori». Vent’anni a testa. Bella gioventù. Sergej Grubac, Duemila di lusso, ha in mente Ibrahimovic «anche per il suo carattere forte, perché giocare a calcio significa pure combattere. Ed io non sono certo il tipo che si tira indietro». Facce anche dure. Burruchaga s’è levato in fretta l’etichetta del bambino viziato perché tanto la strada la traccia il padre. I tatuaggi di Semper dicono molto, così come la sfacciataggine nel chiedere la maglia che di solito spetta al titolare. Grubac è stato a lungo uomo di confine. Montenegrino trasferito a Cipro, promessa dell’Apoel Nicosia. Doppio passaporto. Per indirizzarlo nel giusto verso s’è mosso addirittura Dejan Savicevic, l’ex fuoriclasse del Milan ora presidente della federazione. «Tutto vero, venne a casa nostra. La decisione io però l’avevo già presa. Volevo giocare per il Montenegro», racconta deciso Grubac, scoperto un giorno in uno dei tanti angoli dei Balcani da chi segnalò per la prima volta al grande calcio le movenze di Dzeko. Osservatori senza nome, quelli che di aneddoti potrebbero riempire interi libri. Quelli che quasi sempre ci vedono giusto. PALLA VELOCE. Facile invece scoprire Burruchaga. Metodista e mezzala. Uno alla Thiago Motta, al di là del debole per Redondo. Il suo italiano è bello fluido grazie alla scuola pomeridiana Cristoforo Colombo di Buenos Aires, soluzione necessaria perché i ragazzi del River Plate si allenavano al mattino. L’ombra del padre è sparita in fretta. «Mi sono abituato fin da piccolo a convivere con quel cognome, ben presto sono diventato solo Mauro. Lui c’è, mi indica la via, mi segue, mi corregge. Senza pressioni particolari. Lui ha avuto la sua carriera, io sto costruendo la mia. Verrà un giorno anche a Veronello. Prima di partire», racconta Burruchaga, «mi ha ripetuto che i primi giorni sarebbero stati duri, ma adesso sto sempre meglio. La sosta mi servirà per raggiungere una buona condizione, poi deciderà il mister». La trattativa col Chievo è saltata tre volte, complice la mezza rivolta dei tifosi del River che non potevano accettare di perderlo anche se oltre la squadra riserve non è andato. Al Chievo vuole spingersi parecchio oltre. MANI FORTI. Neanche Semper a dir la verità è l’ultimo arrivato. Nel 2016 la Dinamo Zagabria, dove lui entrò per la prima volta a sei anni, gli diede davvero la numero uno in mano ma per due partite di Champions. Altro che le amichevoli del giovedì. Una col Lione, l’altra addirittura con la Juve. Sei gol presi «ma ancora oggi nei momenti più duri ripenso proprio a quelle serate». L’Arsenal l’ha cercato fino alla fine, il Bayern Monaco invece s’era già defilato quando il Chievo si augurava in silenzio che pure il resto della concorrenza guardasse altrove. Comprese la Sampdoria e il Werder Brema. Ai tempi della Champions tutta Europa voleva Semper, ma il mercato a volte regala incroci anche illogici. Meglio per il Chievo. I maestri d’altronde non mancano nemmeno a Veronello. «Lavoro tutti i giorni con un portiere fantastico come Sorrentino», il sentiero di Semper, «sto imparando molto anche se dovrò lavorare ancora parecchio per completarmi. Il Chievo poi ha già una grande storia di Serie A. E l’Italia era il mio vero obiettivo». VOCE DI CAPITANO. Grubac il suo maestro l’ha deciso in fretta. Scontato. «Ho sempre vicino Pellissier, davvero un grande attaccante», l’indirizzo dello spilungone sul taccuino di mezza Europa, a tutti gli effetti centravanti della prima squadra anche se il Chievo gli darà confidenza col calcio italiano soprattutto attraverso la Primavera. Difficile per adesso ambire alle cime raggiunte da Immobile, uno di quelli che Grubac ha studiato spesso e volentieri fra gli highlights della Serie A. Il resto della cineteca ce l’ha in casa ripassando i movimenti di papà Vanja, punta transitata pure da Amburgo, Braga e Le Havre. Giramondo passato da allenatore anche da Cina e Grecia. Ora tocca a Sergej. •

Alessandro De Pietro
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Serie A

CLASSIFICHE
RISULTATI
Juventus
34
Napoli
28
Inter
25
Lazio
22
Milan
21
Roma
19
Sassuolo
19
Atalanta
18
Fiorentina
17
Torino
17
Parma
17
Sampdoria
15
Cagliari
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Genoa
14
Spal
13
Bologna
10
Udinese
9
Empoli
9
Frosinone
7
Chievoverona
0
Atalanta - Inter
4-1
Chievoverona - Bologna
2-2
Empoli - Udinese
2-1
Frosinone - Fiorentina
1-1
Genoa - Napoli
1-2
Milan - Juventus
0-2
Roma - Sampdoria
4-1
Sassuolo - Lazio
1-1
Spal - Cagliari
2-2
Torino - Parma
1-2