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16 ottobre 2018

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07.01.2017

«Grazie Chievo, mi hai cambiato la vita»

Sofian Kiyine FOTOEXPRESS
Sofian Kiyine FOTOEXPRESS

La scintilla della passione per il calcio è scoppiata a quattro anni e mezzo. Sofian Kiyine, classe 1997, mamma italiana e papà marocchino, nato nella città belga di Verviers, proprio là ha tirato i primi calci al pallone. Ed è giovanissimo in un Belgio in cui il calcio è in crescita esponenziale, che affina le proprie doti nel settore giovanile dello Standard Liegi. Ed è lì che viene notato da un’agenzia in cerca di talenti per poi essere spedito al Chievo.

Centrocampista versatile, grande personalità e capacità di palleggio, si è subito inserito nella squadra Primavera dov’è diventato un leader.

Un ragazzo con le idee chiare che vuole fare del calcio il suo lavoro - e dicono abbia scomodato più di una volta gli osservatori dell’Inter - anche se, quand’era poco più di adolescente, ha dovuto lasciare il Belgio, la famiglia e gli amici e questo, com’è giusto che sia, gli pesa un pochino. «Del Belgio mi mancano gli amici che a volte sento, la mia famiglia che mi è sempre stata vicina ma francamente sto molto bene in Italia», confessa, «qui al Chievo».

Qual è stato il momento più importante, quello che ti ha cambiato la vita sino ad oggi?

«Quando sono arrivato in Italia per il provino col Chievo. Sono andato bene e quando mi hanno detto che sarei rimasto ho capito che la mia vita sarebbe cambiata».

Questi due anni al Chievo cosa ti hanno insegnato.

«Il calcio Italiano è complicato, in questi anni ho imparato tanto dal punto di vista tattico e ho lavorato molto sull’aspetto mentale».

Quest’anno non siete partiti bene: un pareggio e un ko col Torino nelle prime due di campionato, poi una lunga serie di risultati positivi con sette vittorie di fila. Dove può arrivare la Primavera?

«Sì, siamo partiti male e ci siamo ripresi. Abbiamo una buona squadra, con tanta qualità e un bel gruppo. Possiamo finire tra le prime».

Mister D’Anna ti stima molto e ha avuto parole d’elogio per te. Dice che sei cresciuto, hai doti tecniche importanti, ma apprezza molto anche la serietà e l’impegno che hai sempre dimostrato.

«Io devo solo ringraziare il mister per tutte le belle parole che mi riserva, mi ha fatto crescere e capire tante cose del calcio italiano. È merito suo se sono arrivato qui».

Quali sono stati i tuoi pensieri quando sei entrato in campo al debutto in Coppa Italia con la prima squadra?

«Ero felicissimo ed emozionato ma ho capito che quello doveva essere solo l’inizio e non un punto d’arrivo».

In Belgio dicono che assomigli molto a Witsel per la capigliatura e a Fellaini per la tua duttilità.

«Non esageriamo: sono paragoni improponibili perché loro sono due grandi giocatori. Spero un giorno di arrivare al loro livello ma non scomodiamo due campioni».

Hai il triplo passaporto. Potresti scegliere di giocare col Marocco (nazionalità di tuo padre), Belgio (paese in cui sei nato) e Italia (la nazionalità di tua madre). Quali dei tre sceglieresti se ti chiamassero tutti?

«Innanzitutto spero che qualcuno mi convochi.. Dopo di che non mi faccio problemi, ci mancherebbe: la prima nazionale che mi chiama ci vado di corsa». LUC. P.

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12
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9
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8
Bologna
7
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6
Empoli
5
Frosinone
1
Chievoverona
-1
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0-1
Cagliari - Bologna
2-0
Empoli - Roma
0-2
Genoa - Parma
1-3
Lazio - Fiorentina
1-0
Milan - Chievoverona
3-1
Napoli - Sassuolo
2-0
Spal - Inter
1-2
Torino - Frosinone
3-2
Udinese - Juventus
0-2