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16 novembre 2018

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29.08.2018

Chievo, arrivano i nodi E D’Anna studia rimedi

D’Anna, a destra, si confronta col vice Mandelli FOTOEXPRESS
D’Anna, a destra, si confronta col vice Mandelli FOTOEXPRESS

Non esiste un modulo solo. Di vie d’uscita il Chievo ne ha tante, asfissiato da nove gol subiti in due partite e avvolto da quel senso di arrendevolezza che a volte piomba all’improvviso lasciando tanto gelo attorno. Urgono rimedi. Con una rosa più giovane rispetto al passato, con tante facce nuove, con numerose certezze una volta assodate e per adesso ancora relative. Il campo Lorenzo D’Anna l’ha allargato in tempi non sospetti, quando il tridente originario pareva fosse inattaccabile. Il Chievo di oggi, per motivi diversi, ha tre punti tuttora nebulosi: il terzino sinistro, la mezzala e in parte il centravanti. Perché Jaroszynski è ancora piuttosto inibito, senza la sicurezza e la conoscenza di tutti i codici difensivi necessari proprio adesso che avrebbe davanti un’autostrada per diventare un titolare dopo la partenza di Gobbi. Costringendo proprio D’Anna a ricorrere a Cacciatore aspettando l’ultimo arrivato Barba, comunque soprattutto un centrale più che un uomo di fascia. E poi il nodo del centrocampo, dove Obi è diverso da Castro. Più mediano che incursore, senza quindi la capacità dell’altro di saper agitare le acque partendo da lontano. E Stepinski non è una vera prima punta, adattabile sì ma non perfettamente aderente al ruolo di boa che in certi casi serve come il pane. In attesa delle ultime finiture sui muscoli di Filip Djordjevic, rimasti a riposo troppo a lungo nell’ultimo anno e mezzo. ZONA DI MEZZO. Le ondulazioni di Stepinski, amante di movimenti spesso poco leggibili dagli altri, sono state messe in preventivo da D’Anna che nel suo ventaglio, anche ai tempi della Primavera, ha inserito sistemi diversi. Compreso quel 4-2-3-1 facile da riempire con mezzepunte come Giaccherini e Birsa, secondi attaccanti come Pucciarelli e Meggiorini ma anche con l’energia giovane di Kiyine e Leris. Carta spendibile pure nell’immediato, utile quando il Chievo non avrà in mezzo la garanzia di avere sempre e comunque un riferimento sicuro. Quindi Djordjevic. E nel cuore del gioco per di più tornerebbe Valter Birsa, svelto all’occorrenza anche nel dare una mano alla mediana oltre che a stare più nel vivo della manovra rispetto alla solita mattonella di esterno a destra dove il suo sinistro finora non ha mai davvero cantato. SPAZI E TEMPI. Da sempre professore della linea a quattro quando giocava, D’Anna in panchina ha mostrato tanta versatilità. Sistemandosi negli anni quand’era necessario anche con tre centrali, zona ampiamente coperta dopo le firme di Rossettini e Barba. I cinque dietro permetterebbero ai lati di liberare del tutto la corsa a destra di Cacciatore ma anche quelle di Depaoli e dall’altra parte di Jaroszynski, protetto da coperture più ampie. Il cambio di passo sarebbe opportuno anche a centrocampo, dove oltre a Castro manca l’alternativa che l’anno scorso era Bastien adesso titolare allo Standard Liegi e rimpiazzato dal talento comunque ancora acerbo di Kiyine e Leris. Qualcuno negli spazi dovrà pur buttarsi, a costo di arretrare uno fra Birsa e Giaccherini come D’Anna ha parecchie volte ventilato. Giusto per allungare un po’ la coperta e non doversi il Chievo accendere solo negli ultimi trenta metri. Il gioco, al di là delle sventagliate di Radovanovic, deve cambiare marcia prima che la palla giunga nei presidi degli attaccanti. Tenendo conto però anche dei freni dell’estate e di un mercato pieno di sospiri. Mercato in cui ad un certo punto non era così scontata neanche l’appendice che ha aggiunto all’organico Rossettini, Obi e Barba. Quest’anno è andata così. STESSA MUSICA. La versione più sfruttata resta ancora quella più rassicurante, se non altro perché il sentiero più battuto. Sorrentino, Tomovic, Radovanovic, Stepinski è una catena promettente, anche solida, certamente con margini se attorno a quella direttrice tutto funzionerà al meglio. E se il tridente si comporterà proprio come vuole D’Anna. Appoggiato per forza alle scariche elettriche di Giaccherini e all’intensità di tutti. Aggiungendo, magari il più presto possibile, il contributo di Djordjevic. Con un motore di base che oltre ad avere potenza dovrà assicurare pure alte velocità. Passaggio obbligato se il Chievo vuole tornare ad essere quello di sempre già con l’Empoli, replicando lo spessore della prestazione con la Juventus e dimenticando allo stesso tempo la rovinosa caduta di Firenze. Ora tutto è nella testa di D’Anna. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Alessandro De Pietro
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