23 marzo 2019

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10.03.2019

Biglia e Piatek armi del Diavolo Chievo, che nervi

Non cambia il ritornello e non cambia neppure la sostanza: il Chievo scivola anche contro il Milan, continua la sconfortante via crucis 2018-’19, lascia un’altra preziosa dose di speranza sull’erba umida del Bentegodi. Si prende gli applausi della sua gente - anche questo è un refrain - che apprezza lo sforzo e l’ennesima prova di grande dignità ma, amarus in fundo, deve soprattutto confrontarsi per l’ennesima volta con qualche discutibile interpretazione arbitrale. Malauguratamente fatale. Alla fine della stagione non saranno stati certamente le sviste delle giacchette nere a decretare la condanna dei gialloblù. È chiaro però che un certo, legittimo fastidio è destinato a covare sotto la cenere del dispiacere. Assieme al rammarico per la lunga serie di infortuni, gli strascichi della penalizzazione, le scelte di guida tecnica, gli errori che comunque non sono mancati e che per loro parte contribuiscono a spiegare il robusto ritardo in classifica. Il ko col Diavolo in sostanza poco aggiunge al romanzo stagionale: era oggettivamente complicato pensare di frenare una squadra così abbondantemente fornita di talento, muscoli, personalità. Galvanizzata oltretutto da un crescendo rossiniano, quello avviato da qualche mese a questa parte, destinato a trascinarla nell’Europa che conta. Il Chievo però ci ha provato, l’ha fatto coi suoi mezzi. E con i suoi limiti. Restando a lungo molto corto, chiedendo uno sforzo supplementare alla vista periferica dei suoi effettivi, reparto per reparto. Asciugando per quanto possibile i pericoli. Trovando insomma la chiave corretta per ridurre il giro palla dei rossoneri a uno sterile esercizio di stile. E azzannandoli, i rossoneri, al primo varco utile. Tanto da illudere la piazza, dopo l’allungo firmato da Biglia, col pari di Hetemaj (segnato di testa, quasi un inedito) prima di franare nuovamente nella ripresa sul mischione capace di esaltare la rapidità e la scaltrezza (diciamo così) del solito Piatek. Aspetto positivo: i gialloblù hanno interrotto il lungo digiuno dell’attacco. Consolazione relativa visto che non ha portato punti in dote. Eppure il duello del Bentegodi viaggia a lungo sui binari di un generale equilibrio. Palla spesso agli ospiti ma Sorrentino quasi mai in ansia. Ci pensano i suoi compagni, dinamici e ben distribuiti lungo il rettangolo, a chiudere le linee di passaggio, a moltiplicare le marcature. Pure a rimediare a qualche pericolosa sbavatura. Così lo strappo del Diavolo si materializza quasi all’improvviso: contrasto tutto da decifrare tra Leris e Paquetà: Pairetto fischia. E sbaglia. Si vede che l’errore non è stato giudicato nella casistica di quelli non abbastanza «chiari ed evidenti». Tali, insomma, da scomodare l’assistente al Var. Che infatti non sembra intervenire. Il Chievo per la verità se la prende pure col calcolo della (notevole) distanza, una cortesia supplementare per il destro dolcissimo del play argentino. La cui traiettoria è imprendibile. Sera buia ma Chievo vivo. Così vivo da inseguire immediatamente lo sgarbo di rimando. E il premio arriva sulla combinazione Leris-Hetemaj che beffa una difesa non troppo reattiva. Comunque nuovo equilibrio, nei fatti e nel punteggio, e Chievo talmente ringalluzzito da avviare altre due, tre azioni di rimessa prima dell’intervallo capaci di accendere il pubblico di fede gialloblù. La ripresa si apre su temi già noti: Milan in possesso, Chievo acquattato, alla rincorsa di tutte le palle potenzialmente utili. E occasioni ancora col contagocce. Così Gattuso - espulso nel primo tempo dopo un battibecco con Meggiorini - dà ordine al suo secondo, Riccio, di aggiungere velocità ed estro alla manovra. La carta vincente ha l’identikit di Calhanoglu, l’arrembaggio adesso è più convinto. Però l’azione del 2-1 semina altri dubbi: prima su un possibile fuorigioco di Piatek forse sanato da un mancato tocco di Castillejo; poi su un contrasto oltre il limite della legalità tra il polacco e Depaoli. Sia come sia sulla seconda palla buttata in mezzo il Pistolero fa centro. Ora è proprio dura, anzi è troppo. Non bastano cuore e nervi. Il Diavolo fa le pentole. E, stavolta, pure i coperchi. •

Francesco Arioli
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Chievoverona
11
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2-1
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