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11 dicembre 2018

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17.10.2010

«Chi sono io per rifiutare l'Hellas?»


 Maurizio Sarri quand'era al Verona
Maurizio Sarri quand'era al Verona

Finì ancora prima di iniziare. Storia corta quella di Maurizio Sarri al Verona. Sei giornate, un pari al debutto il 13 gennaio 2008 a Sesto San Giovanni e poi cinque sconfitte di fila, l'ultima a Terni. Bentegodi violato da Sassuolo, Cavese e Legnano. Nessun segnale di ripresa, esonero quasi scontato. Forse, però, Sarri è arrivato in un momento troppo buio per fare luce in casa Hellas. La stagione 2007-2008 era nata sotto cattivi presagi. Quattro avvicendamenti in panchina, sofferenza totale, e una salvezza agganciata negli istanti finali del tragico spareggio di Busto Arsizio. Questione di attimi e il Verona sarebbe stato inghiottito dall'inferno.
Oggi Sarri guida l'Alessandria, prossimo avversario dei ragazzi di Giannini. I risultati arrivano, il gioco è apprezzabile, i punti in classifica sono 15. E la vetta è lì ad un passo. Dopo l'infausta Verona, il tecnico nato a Napoli, ma adottato dalla Toscana, terra d'origine dei genitori, è stato scelto da Grosseto e Perugia e in seguito proprio dal club piemontese. Le parole di ieri, quelle rilasciate alla sua presentazione in Corte Pancaldo fanno luce sull'allenatore di oggi. «Verona? Ho avuto l'impressione che si volessero veramente fare le cose per bene. E mi sono chiesto: chi sono io, per rifiutare una squadra come l'Hellas?». Non rifiutò, si mise in discussione, non riuscì a vincere la sua scommessa.
E il suo calcio? L'Alessandria gioca con il 4-2-3-1. Accorti dietro. Il centrocampo dev'essere robusto ed equilibrato. Del resto, Sarri, c'aveva provato anche a Verona. «Mi piacciono le squadre con il baricentro alto - aveva confidato - , è più facile andare a segno: due mediani davanti alla difesa e quattro giocatori che sappiano essere ficcanti, veloci, muoversi negli spazi anche senza palla. I quattro davanti devono dare qualità, gli altri l'equilibrio. Ho notato che il 75 per cento dei gol arrivano su azioni veloci, che durano 3-4 secondi. Vuol dire avere recuperato palloni e averli giocati rapidamente, vuol dire avere avuto accelerazioni. Se il baricentro è alto, è più facile».
Se ti applichi è più facile. Ma il Verona non dimostrò di essere l'allievo perfetto. Sarri, chiamato anche «mister 33» per via dei tanti schemi adottati su azioni d'angolo, se ne andò in fretta, non lasciando traccia del suo passaggio a Verona. Vestiva di nero, disquisiva di tattica, cercò l'anima dell'Hellas, senza trovare l'appiglio giusto. Ad Alessandria i risultati gli stanno dando ragione. Quella del Bentegodi potrebbe essere per lui gara particolare. Anche se, sei partite in gialloblù, magari non ti aiutano ad entrare nel ruolo dell'ex che arriva dal passato con la voglia matta di dire o fare chissà cosa.
Tornando al presente, mancheranno all'appello gli squalificati Servilli e Negrini. I grigi potrebbero recuperare, solo per la panchina, l'attaccante Artico che proprio in questi giorni è tornato a calciare la palla, dopo che un mese fa si era procurato una lesione al collaterale. S.A.

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