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15 dicembre 2018

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02.03.2012

Briegel aspetta Hellas e Sampdoria in serie A

Hans Peter Briegel saluta il Bentegodi alla festa per il venticinquesimo anniversario del tricolore EXPRESS
Hans Peter Briegel saluta il Bentegodi alla festa per il venticinquesimo anniversario del tricolore EXPRESS

Corre ancora, l'abitudine non l'ha persa. "Un'ora e mezza ogni due giorni, me ne vado nel bosco vicino casa mia. Corro e penso". La leggenda non si ferma mai, impossibile per uno come lui. Hans Peter Briegel è storia di Germania, di Verona e di Genova. Uno scudetto con l'Hellas, una Coppa Italia con la Samp di Boskov, un Europeo e due finali Mondiali. Straordinario. Hans vive nella pace della campagna, a due passi dalla sua Kaiserslautern. Lavora come rappresentante per il totocalcio tedesco, spesso in macchina a macinare chilometri come solo lui sapeva fare in campo. Ha accantonato il calcio, almeno per adesso, dopo le panchine dell'Albania e del Bahrain. «Se arrivasse la chiamata giusta risponderei, per adesso sto bene così. Sono felice, non mi manca niente». C'è la sfida tra Samp e Verona, la sua partita. Cuore diviso a metà, si dice in questi casi. Ma non è esattamente così. Briegel, sabato giocherebbe nella Samp o nel Verona? «Domanda molto difficile. Alla Samp sono rimasto molto legato, ma quel che mi ha dato il Verona è stato molto di più. Impossibile dimenticare». Alla Samp adesso c'è Beppe Iachini, la squadra è in crisi… «Iachini è stato un buon giocatore ed è un bravo mister. Per vincere però ci vuole però soprattutto un gruppo vero. Un allenatore può determinare molto, ma serve soprattutto altro. Neanche cinque fuoriclasse nel calcio fanno una squadra. È sempre stato così, nessuno vince le partite da solo». Mandorlini se lo ricorda? «Sì, come no. Lui sta facendo benissimo anche da allenatore. Deve solo continuare così, tutto è possibile». Tempo fa è passato a trovarlo l'amico Brehme. Dice che il Verona con Mandorlini è in buone mani… «Se Andy ha detto questo credetegli, Brehme dice sempre grandi verità». In Germania se lo ricordano lo scudetto del Verona? «Sempre. Appena entro in un ristorante italiano e vengo riconosciuto la gente non mi vede come Hans Peter Briegel. Sono quello che ha vinto lo scudetto con l'Hellas, succede ogni volta». Che le viene in mente soprattutto di quell'anno? «Il giorno del debutto, la prima al Bentegodi con il Napoli. Quello è il mio flash più ricorrente, anche quando corro nel bosco. Lo scudetto abbiamo iniziato a vincerlo quel giorno. Primi in classifica dall'inizio alla fine. Forse nessuno di noi immaginava che potessimo arrivare così in alto, ma tutti eravamo convinti già dal ritiro che il Verona era una squadra di qualità. Avevamo tutto. E l'unione ha fatto la differenza». E il flash più bello di Verona? «L'onestà delle persone. Gente vera. Sincera. Sono stato benissimo. E ci torno sempre molto volentieri». Nostalgia del calcio? «Adesso no, credo di aver dato abbastanza. Mi sento ancora allenatore. Ma non è una necessità». Di Gennaro ed Elkjaer fanno i commentatori televisivi… «Io l'ho già fatto, ma non mi piace. Devi sempre criticare una scelta, un giocatore, una squadra. Non mi va». Meglio Bagnoli o Boskov? «Bagnoli mi ha dato di più. In tutti i sensi, compresi i metodi di allenamento. In Germania stavo in campo al massimo un'ora e un quarto, con Bagnoli anche due ore e mezza. Quel che ci voleva per il mio fisico». Meglio Marassi o il Bentegodi? «Marassi come stadio, il Bentegodi per tutte le emozioni che mi ha dato». Il presidente Martinelli vuole costruire uno stadio nuovo. Come quelli tedeschi… «Ha perfettamente ragione. Gli stadi vecchi sono il grande problema dell'Italia. Qui in Germania è pieno ovunque, anche in Seconda Divisione. Prima della partita puoi mangiare, bere una birra, ci sono aree di accoglienza molto belle. L'Italia ha bisogno di stadi nuovi, non solo Verona». Come finisce Samp-Verona? «Va bene un pareggio, con l'Hellas in serie A a fine stagione. Basta crederci».

Alessandro De Pietro
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Frosinone
8
Chievoverona
3
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2-2
Empoli - Bologna
2-1
Genoa - Spal
1-1
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