20 gennaio 2019

Sport

Chiudi

12.09.2012

Bici, calcio, rugby: Sanson, che storia

Francesco Moser in maglia Sanson Campagnolo con Felice Gimondi
Francesco Moser in maglia Sanson Campagnolo con Felice Gimondi

Non solo «re del gelato». Teofilo Sanson, il cui marchio resterà un ricordo dopo la scelta dei nuovi proprietari di «accantonarlo», è nella storia del ciclismo, del calcio, del rugby. Il gruppo Bagnoli, primo produttore italiano di gelati, da qualche anno padrone dello storico stabilimento di Colognola ai Colli, ha deciso di sacrificare il brand ma non può cancellare trascorsi meravigliosi. Oltre le discipline. Oltre il valore e l'importanza delle singole imprese. Ma è la fine di un'era, non della leggenda di Sanson. La bici è la passione di Sanson. Su quella ha cominciato, a Torino. Sopra c'era un modesto chiosco di gelati. Diventa presto laboratorio, poi industria. Fantasia e imprenditorialità non mancano a Teo. La prima lo soccorre nel 1976, l'anno del suo ingresso nel mondo delle due ruote col marchio Sanson, quando rileva anche l'Udinese calcio che, in quattro anni, risale dalle serie C alla A. C'è da diffondere l'immagine e Teo si inventa di far risaltare sull'erba dello stadio Friuli una grande scritta Sanson. I tosaerba lavorano bene. Non si potrebbe, lui lo sa, quella scritta bisogna toglierla subito, ma intanto una partita è passata, tutta l'Italia ha visto in televisione, i media ne hanno parlato diffusamente e la promozione del marchio prende slancio. A chi gli chiede: «Ma chi te l'fa fatto fare a prendere l'Udinese?», risponde: «Non ho mai venduto così tanti gelati come da quando ho fatto questa scelta». Nel calcio, Teofilo sostiene anche il Conegliano e il Chioggia Sottomarina perché più che alla vetrina, guarda alla base. Gli anni dell'Udinese e del ciclismo sono anche gli anni del rugby: il Sanson Rovigo conquista gli scudetti nel 1976 e 1979. Teo è sportivo a tutto tondo. Guarda alla sua azienda, ma è passione vera quella che lo avvicina allo sport. Quella per il ciclismo, poi, è straripante. Se l'avventura nel calcio è frutto di una strategia ben precisa, se quella nel rugby è doverosa «per i valori che trasmette questo sport di forza, intelligenza, fair play», come ebbe a dire, quella nel ciclismo nasce dal cuore. La bici è sangue del suo sangue. Ne terrà, ne tiene, sempre una in casa. Sanson ha intuito. Scopre Eddy Merckx prima degli altri, ne intuisce subito l'enorme potenziale, lo contatta, «ma poi, per fare un favore a Giacotto, lascio perdere». Gli rimane «la soddisfazione di aver visto giusto prima degli altri». Entra decisamente nel ciclismo qualche anno dopo. Il suo alfiere è Francesco Moser che, dal 1976 al 1980, gli regala 129 vittorie, circuiti compresi. Dentro ci sono undici tappe del Giro d'Italia, il campionato del mondo dell'inseguimento (1976), il Mondiale su strada (1977), il Campionato di Zurigo (1977), il Giro di Lombardia (1978), la Gand-Wevelgem (1979), il campionato italiano (1979), la Freccia Vallone (1977) e tre Parigi-Roubaix consecutive (1978, 1979, 1980). Il marchio Sanson è sul tetto del mondo. «Che anni quegli anni», dirà poi Teofilo. «Francesco mi ha dato tanto, mi ha regalato grandi emozioni». Ma gli ha fatto anche un... «grave torto». Teo lo dice sorridendo, anche abbracciando Moser, che sempre è stato e sarà una sorta di figlioccio: «È andato a vincere il Giro d'Italia con la maglia di una ditta concorrente della Sanson. E per di più a Verona. Così mi è rimasto il cruccio di non aver mai vinto la corsa rosa». Ma è sicuro che, quel 10 giugno 1984, all'Arena, Teo abbia fatto un gran tifo per «Moseron», tanto da essere stato «il primo ad abbracciarlo dopo il trionfo». Teofilo Sanson è quello che, nella sua azienda, mangiava a mensa con gli operai, quello che ama andare più volte, da solo, nel piccolo cimitero di Scomigo davanti alla tomba della mamma. E quello che ha «la soddisfazione di battere l'Avvocato Agnelli nella sfida per organizzare il campionato del mondo del 1999». Quello, ancora, che guarda al ciclismo in rosa e sostiene Fabiana Luperini negli anni dei successi al Giro (tre) e al Tour (quattro), quello che sostiene per più anni una corsa intitolata Trofeo Sanson (a Verona il 24 agosto 1988, premondiale con le Torricelle e arrivo in piazza Bra, vinta da Gianni Bugno con un minuto e 20" su Claudio Chiappucci), quello che organizza tendoni enogastronomici nei giorni dei Mondiali in qualsiasi sede siano perché, per lui, ciclismo è incontro, è convivialità, turismo, vicinanza, di amicizia, sport di valori e di valore, quelli che Teofilo Sanson testimonia nel lavoro, nello sport, nella famiglia.

Renzo Puliero
Commenta

Partecipa. Inviaci i tuoi commenti

Attenzione: L'intervento non verrà pubblicato fino a quando il moderatore non lo avrà letto ed approvato. I commenti ritenuti inadatti o offensivi non saranno pubblicati.

Informativa privacy: L’invio di un commento può comportare il trattamento di dati personali: per maggiori informazioni sulle modalità di trattamento e l’esercizio dei diritti consultare le nostre Informazioni sulla Privacy e l’informativa estesa sui cookie presenti in calce al sito web.

pagine 1 di 1

Serie A

CLASSIFICHE
RISULTATI
Juventus
53
Napoli
44
Inter
40
Roma
33
Lazio
32
Milan
31
Sampdoria
29
Atalanta
28
Parma
28
Torino
27
Fiorentina
26
Sassuolo
26
Cagliari
20
Genoa
20
Udinese
18
Spal
17
Empoli
16
Bologna
13
Frosinone
10
Chievoverona
8
Cagliari - Empoli
Fiorentina - Sampdoria
Frosinone - Atalanta
Genoa - Milan
Inter - Sassuolo
0-0
Juventus - Chievoverona
Napoli - Lazio
Roma - Torino
3-2
Spal - Bologna
Udinese - Parma
1-2