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21 settembre 2018

Spettacoli

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26.08.2018

Il ritorno di Portobello, come trent’anni fa

Antonella Clerici, dalla «Prova del cuoco» a «Portobello»
Antonella Clerici, dalla «Prova del cuoco» a «Portobello»

MILANO «Sono alle prese con il casting per il pappagallo...». Scherza Antonella Clerici, sorridente e piena di entusiasmo, mentre si prepara a portare in tv «Portobello». A 30 anni dalla morte del suo ideatore e conduttore, Enzo Tortora, la Rai ha infatti deciso di riproporre la storica trasmissione che andrà in onda su Rai Uno dal 27 ottobre in prima serata. Tortora la presentò dal 1977 al 1983, quando finì in carcere accusato di collusione con la camorra. Scagionato completamente, tornò a condurre «Portobello» nel 1987, ma per un breve periodo. Morì l’anno successivo. «Per riportare in Rai Portobello ci voleva una presentatrice di una certa età, una persona che quella trasmissione l’ha vista», spiega Antonella,che nel 1983 aveva 20 anni. «Io ricordo tutto di quel periodo, le immagini di Enzo in manette, le cronache sulla sua vicenda, credo che abbia subito l’ingiustizia più grande che si possa sopportare». Per «Portobello» si è convinta a separarsi dalla sua trasmissione del cuore «La prova del cuoco», da settembre affidata a Elisa Isoardi. «Nella Prova del Cuoco lascio una fetta della mia vita e anche Roma, una città che mi ha dato tutto, ma era arrivato il momento, il mio cuore e la mia pancia mi dicevano di misurarmi su altre cose», racconta Antonella. «Non ho dubbi che Elisa farà benissimo». «Mi piace cambiare, rischiare fare cose nuove, ha fatto tanti programmi, alcuni hanno avuto accesso altri meno, ma ho voluto provare», confessa. «Credo di essere la conduttrice che ha più titoli in assoluto anche nel serale, non me li ricordo neppure tutti». Debutto in televisione nella seconda metà degli anni ’80, dai programmi sportivi, come Telegoal e Dribbling, fino a Unomattina e al Festival di Sanremo, Antonella è sicuramente uno dei volti familiari della tv. «Adesso c’è Portobello, una grande sfida, anche se non penso neppure di potermi confrontare con un personaggio straordinario come Enzo Tortora. Ma il format resta lo stesso: voglio rifarlo esattamente come lo ricorda la gente, lo cambierò un poco mettendoci qualcosa di mio e tendendo conto che sono passati 30 anni». Nel 1977 c’era il «centralone» a filtrare le telefonate, oggi i social. Ma ogni puntata si aprirà ancora con un ospite che tenterà di far parlare il pappagallo (all’epoca di Tortora ci riuscì solo Paola Borboni) e si svilupperà sulle stesse rubriche di 30 anni fa, dai Fiori di Arancio al Dove Sei. E non mancherà la famosa frase, che chiudeva le contrattazioni: «Big Ben ha detto stop». •

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