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21 novembre 2018

Spettacoli

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26.08.2017

Un barbiere di Siviglia
dolce e romantico
dai contorni di fiaba

Francesco Mazzoli
Francesco Mazzoli

La Giovane Classicità proporrà al Teatro Ristori questa sera alle 20 l’opera «Il barbiere di Siviglia» di Giacchino Rossini diretta da Francesco Mazzoli, con le coreografie di Giulio Covallero e per la regia di Anna Corsini.

Mazzoli, perché questo nuovo allestimento?

Proponiamo un titolo senza tempo, uno degli esempi più felicemente riusciti del genio operistico. Un’opera che vogliamo offrire ancora una volta alla nostra città, ma rinnovata nella regia, nella scenografia, nei costumi e nella coreografia. Siamo molto orgogliosi del progetto, evento lirico di punta della nostra stagione di quest’anno.

In cosa si differenzia dalle solite presentazioni?

Questa volta la regista Anna Corsini ha desiderato affrancarsi dalle consuete atmosfere sivigliane per portarci in una dimensione senza tempo, improntata alla narrazione di una fiaba, una bellissima storia fatta di dolcezza che, secondo me, musicalmente trova ampi margini di riscontro nella partitura mai ruvida, che anzi si presta spesso ad essere narrata come una bella favola.

Che posto c’è in essa per il balletto?

Il balletto e l’opera sono due generi molto diversi. Ma in questo titolo ci sono alcuni dei momenti in cui si arricchiscono reciprocamente. Penso al Temporale, pagina quasi romantica in una partitura classicissima, oppure al finale del primo atto dove Rossini ci regala una splendida ed ineguagliata allegoria di una confusione davvero esilarante. In questi e in altri momenti ci siamo avvalsi della collaborazione del coreografo Giulio Covallero.

Nella sua concertazione quali le caratteristiche da evidenziare?

Ritengo che Rossini sia un genio assoluto dell’effettistica ancora prima che della melodia. Non possiede (a parte alcune doverose eccezioni) la profondità e la perfezione assolute dell’orchestrazione mozartiana. Ma, forse, è il più grande operista comico per la gestione sublime degli insiemi e per le climax dei finali, gestite con inarrivabile sapienza. Affronto nuovamente quest’opera con il desiderio di divertirmi e divertire, con semplicità e rispetto.

Qual è il suo augurio?

Naturalmente che sia apprezzata da tanti. In particolare mi auguro che le numerose produzioni liriche indipendenti come questa possano godere sempre dell’attenzione dei media, delle imprese che le sostengono e, soprattutto, delle Istituzioni. Produrre cultura e pluralità è sempre un investimento di sicura riuscita.G.C.

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