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18 luglio 2018

Spettacoli

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29.01.2018

Passione, amore, odio, rivalità e vendetta Corrado D’Elia declina l’Iliade al presente

Corrado D’Elia al teatro di Asparetto in “Iliade“ DIENNEFOTO
Corrado D’Elia al teatro di Asparetto in “Iliade“ DIENNEFOTO

Elisabetta Papa Sembra davvero di averla davanti agli occhi la spiaggia di Troia, ai piedi della città del re Priamo: i lembi di terra toccati dal mare, i flutti che si infrangono sugli scogli, Achille e Agamennone che si contendono Criseide, Paride, fascinoso ma senza coraggio, Elena “la più bella di tutte”, Andromaca e la sua disperazione, l’ira del Pelìde che vendica l’uccisione di Patroclo, Ettore che cade sotto i suoi colpi e Priamo che, curvo sotto il suo dolore, chiede pietà per il corpo del figlio. Non è una semplice trasposizione teatrale del poema omerico quella che Corrado D’Elia, per la sua collezione degli “Album”, fa di “Iliade”, capolavoro senza tempo del poeta greco Omero. Il progetto, da lui ideato e diretto con il supporto scenico e grafico di Chiara Salvucci e ora proposto al teatro di Asparetto come penultimo appuntamento della rassegna di Prosa, è piuttosto una sorta di racconto per immagini che travolge ed emoziona. Del resto in “Iliade” c’è già tutta l’umanità: passioni, amore, odio, rivalità, vendetta, compassione, onore. D’Elia non ha bisogno di strani artifici per evocare la prima della grandi guerre, il contrasto tra gli Achei e i Troiani, la lucentezza delle armature, i bagliori della battaglia, la luce tenue dell’aurora, gli intrecci amorosi, gli eroi valorosi, il coraggio e la paura che arrivano da quelle pagine bellissime, capaci di indagare nel profondo l’animo umano. L’attore milanese - ormai di casa al teatro di Asparetto dove il pubblico ha accolto la sua interpretazione con un’autentica ovazione - “canta” l’Iliade come un aedo contemporaneo scavando l’origine stessa del poema, a lungo tramandato solo oralmente. Seduto su uno sgabello con due grandi tavole di legno sullo sfondo a richiamare le mura di Troia illuminate ora di rosso, di rosa o di blu in base alla sequenza dei fatti, D’Elia plasma immagini e personaggi con la potenza della parola, racconta di personaggi lontani - in realtà straordinariamente vicini - urlando, sussurrando, chiudendo piano gli occhi o spalancandoli all’improvviso, piangendo, accennando ad un sorriso, alternando la rabbia e la veemenza della battaglia a quadri più intimi, di uomini e donne fragili anche quando sembrano invincibili. Le parole scorrono veloci, a tratti rallentano ma poi riprendono forza, accompagnate da una gestualità perfetta e da musiche ritmate che trascinano lo spettatore a sentirsi parte di una storia che non è solo degli Achei e dei Troiani, ma appartiene, oggi come allora, a tutta l’umanità. •

Elisabetta Papa
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