21 febbraio 2019

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11.01.2019

«La guerra dei Roses», l’amore che si trasforma in violenza

Ambea Angiolini e Matteo Cremon, interpreti di “La guerra dei Roses“
Ambea Angiolini e Matteo Cremon, interpreti di “La guerra dei Roses“

Dal cinema al teatro. Martedì 15 alle 20.45 debutta al Nuovo il quarto spettacolo della rassegna Il Grande Teatro: “La guerra dei Roses“ di Warren Adler, con protagonisti Ambra Angiolini e Matteo Cremon. In scena, oltre a loro, Massimo Cagnina ed Emanuela Guaiana. La regia è di Filippo Dini, le scenografie di Laura Benzi, i costumi di Alessandro Lai, le luci di Pasquale Mari, le musiche di Arturo Annecchino. Lo spettacolo è prodotto dalla Pirandelliana in collaborazione con Goldenart Production. Il romanzo “La guerra dei Roses“ di Warren Adler (drammaturgo-scrittore statunitense oggi novantunenne) esce nel 1981. È il suo primo romanzo a cui ne seguiranno molti altri, parecchi dei quali incentrati su storie d’amore: compreso l’ultimo, Last call, uscito negli States lo scorso settembre, che narra una love story tra due ottantenni. Nel 1989 diventa un grande successo cinematografico con la regia di Danny De Vito, interpreti Michael Douglas e Kathleen Turner. Il soggetto del film è dello stesso Adler, che in seguito ne cura anche una versione teatrale: una commedia straordinaria, comica e crudele, ridicola e folle che forse rende la storia ancora più avvincente rispetto al romanzo e al film. In effetti la vicenda trova proprio in teatro la propria dimensione ideale per la sua potenza espressiva e per la sua componente terribilmente onirica. «Adler – dice il regista – ci pone di fronte ad una delle più potenti e straordinarie deflagrazioni umane: la separazione di un uomo e una donna che hanno condiviso un grande amore. Non a caso il titolo rimanda ad una guerra, e non solo, ad una delle più sanguinose guerre della storia inglese, una guerra nata in “casa” appunto: la guerra tra due rami della stessa famiglia, la Guerra delle due Rose. La messa in scena racconta infatti di una guerra. Volutamente si è scelto di affidare tutti i personaggi a soli quattro interpreti, due uomini e due donne. Il signor Rose e la signora Rose e i loro doppi, che interpretano i loro rispettivi avvocati e altri personaggi nei quali s’imbattono i protagonisti. Come in un sogno che non avrà un lieto fine ci divertiranno fino alle lacrime per la loro comicità e ci turberanno nel profondo, poiché sveleranno in modo più o meno consapevole i nostri intimi fallimenti nel comprendere l’altro, l’opposto, all’interno di noi stessi. La vera guerra, forse assai più sanguinosa, si svolgerà dentro di noi, nel percepire vittime e carnefici all’interno delle nostre irrisolte metà, rintanate nelle viscere delle nostre coscienze. Adler ci aiuta, con un sorriso, ad affrontare questa guerra, con coraggio e con leggerezza. E forse ci permetterà di tendere una mano all’altro, per invitarci a uscire da quella “casa” e andare incontro ad un “esterno”, ad un futuro nel quale l’uomo, prima ancora della donna, tornerà ad essere in grado – conclude Filippo Dini – di capire, accettare, dialogare con la sua intima femminilità offesa e deturpata spesso in ognuno di noi». La storia narra della lenta e terribile separazione tra i coniugi Rose, lui ricco e ambizioso uomo d’affari, lei una moglie obbediente ma mai dimessa, che lo ha accompagnato nella sua brillante ascesa, con amore e stima profonda. Tutto questo in un’iniziale atmosfera di profondo amore, di sincera passione. Ma a un tratto tutto si rompe, s’infrange contro lo scoglio della mancata realizzazione professionale di lei. Giovedì 17 i quattro interpreti incontrano il pubblico alle 18 al Teatro Nuovo. Condurrà l’incontro la giornalista dell’Arena, Alessandra Galetto. Ingresso libero. •

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