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15 ottobre 2018

Spettacoli

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18.08.2018

Istinti, anima e sensualità nel caldo ritmo di Taylor

Con tre coreografie di diverse atmosfere ma dalla stessa forza, che sprigiona come un flusso continuo, la Paul Taylor Dance Company ha debuttato al Teatro Romano, ieri, nell’ambito dell’Estate Teatrale Veronese, regalando un assaggio di un repertorio vastissimo di lavori che ha attraversato la seconda metà del Novecento e oggi, a distanza di 64 anni dalla fondazione della prima compagnia, e a 25 dalla creazione dell’ensemble “da camera’” Paul Taylor 2 Dance Company, continua a confermare il suo fondatore Paul Taylor punto di riferimento mondiale della modern dance. Si inizia con «Cloven Kingdom», nata nel 1976: donne in eleganti abiti lunghi e uomini in cravatta e frac volteggiano, si inseguono, saltano, giocano tra loro, e il loro aspetto così formalmente curato entra in conflitto con la loro vera natura dando vita a personaggi grotteschi, creature selvagge che sfidano le convenzioni con movimenti smisurati e animaleschi, sfacciati e impertinenti. Subito dopo ci si trova catapultati in una sala da ballo, una milonga, con musiche di Astor Piazzolla e Jerzy Petersbursky, e lampade dai colori caldi su sfondo rosso, che ricreano l’atmosfera adatta all’incontro di una donna e di un uomo nell’abbraccio del tango. Ma di fatto questo ballo, in «Piazzolla Caldera» del 1997, è solo un pretesto per sfidarsi e dare libero sfogo ai propri istinti sessuali: schierati uno davanti all’altro, il gruppo delle donne e quello degli uomini iniziano lanciando continue provocazioni, si guardano e si sfiorano, e il loro incontro diventa un disincontro. La coppia si scardina e lascia lo spazio a passi a due di soli uomini, danze di gruppo con atmosfere dal sapore flamenco e assoli che mettono in scena la dinamica della seduzione in tutte le sue sfumature. Una seduzione tragica, dualistica, ma anche giocosa, capace di mescolare gli estremi. E di nuovo un cambio di atmosfera: si torna a danzare, stavolta, sulle straordinarie note di Bach, Toccata e fuga in re minore e due preludi. «Promethean» Fire è una coreografia ideata dopo la tragedia dell’11 settembre, letta come una metafora di rigenerazione in risposta a quei fatti ma che in realtà è pensata in relazione alla condizione di paura e di precarietà che affligge lo spirito umano, e tuttavia lo rende capace di sopportare e resistere. Di nuovo Taylor cerca una fusione intensa con la musica mettendo in scena simmetrie, creando blocchi e piramidi umane, in un turbinio di corpi che si intrecciano a cercare salvezza, protezione, solidità. Taylor ha incantato, come ci si aspettava: replica stasera. •

Silvia Allegri
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