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19 gennaio 2018

Spettacoli

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03.12.2017

Il doppio femminile di Michela Cescon

Michela Cescon al teatro Camploy FOTO BRENZONI
Michela Cescon al teatro Camploy FOTO BRENZONI

Simone Azzoni Peccato per chi non c’era. I pochi di venerdì al Camploy per la prima de l’Altro Teatro non potranno più leggere Alan Bennett senza pensare a lei, sentire la sua voce, e finalmente andare oltre a quel mirabile punto d’arrivo che furono le interpretazioni di Anna Marchesini. “Talking Heads“ è duro ed amabile, delicato come un’Ofelia di Millais e spietato come un personaggio di Martin Crimp. Michela Cescon dalla traduzione recente uscita per Adelphi ha scelto “Miss Fozzard trova i suoi piedi“ e “Notti nei giardini di Spagna“. Equilibrio perfetto, andare oltre l’ora e venti avrebbe rotto l’incanto di un femminile conteso tra un Veneto becero da Pietro Germi e una frivolezza amara da American Beauty. L’attrice de “La ragazza nella nebbia” non fa sconti ed entra a piè pari nelle due figure femminili protagoniste dei monologhi (anche se monologhi non sono). Sceglie un’impronta forte, riconoscibile, distorcendo recitato e postura dentro una caricatura costruita al millimetro, con precisione assoluta. Dalle caviglie alla punta dei capelli, la signora del primo brano è tutto un fremito obliquo, sbieco, precario. Figura inclinata che cerca un punto fermo dentro una casa per le bambole dalla prospettiva distorta. Come a dirci che l’ordine geometrico della vita non è più possibile. E nonostante la sua sottile malizia è inevitabile tifare per quella sua comprensibile relazione extra coniugale così mascherata dalla metafora borghese disegnata da Bennett. Perché la sua scrittura anglosassone, a differenza di certa drammaturgia contemporanea nostrana, è rigorosa come una forbice che tagli abiti perfetti per nascondere l’ipocrisia dei nostri tempi marci. E poi c’è lei, l’altra donna protagonista del secondo pezzo, infiorata di giardini e aiuole, delicatezza succube un maschile gretto e volgare. Due volti di un femminile che prende la forza della Cescon, la sua energia vitale, senza commiserazioni e senza giudizi. Altro valore di questo cammeo. L’attrice letteralmente danza sulla musicalità del testo, ritrova nella regia di Valter Malosti lo spazio difficile di quel mirabile lavoro che fu Bedbound. Lo spazio costretto dentro una scatola che replica la scatola scenica, dal quale si può a fatica uscire, per sedersi accanto agli spettatori del Camploy e ritornare a riveder le stelle. •

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