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13 dicembre 2018

Spettacoli

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09.11.2018

«Scienza e responsabilità, tema attuale»

Giuliana Loiodice, Gianpaolo Savorelli e Umberto Orsini F. BRENZONI
Giuliana Loiodice, Gianpaolo Savorelli e Umberto Orsini F. BRENZONI

Sul palco, quello del Nuovo, che fino a domenica 11 li vedrà impegnati nella piece “Copenaghen“ di Michael Frayn, per la regia di Mauro Avogadro, portano tutta la loro statura erudita e illustre prova d’attore, ma quando si tratta di colloquiare con il pubblico, Umberto Orsini e Giuliana Lojodice (in questo allestimento affiancati da Massimo Popolizio), sanno e prendere per mano gli spettatori uno a uno. Così ieri, nel foyer del teatro Nuovo, nell’incontro organizzato in collaborazione con l’Università di Verona e coordinato dal prof. Guido Avezzù per la 33esima rassegna de Il Grande Teatro, i tre attori portano in scena un thriller scientifico-politico che viaggia tra le leggi della fisica (in specie lo studio degli atomi da cui è possibile generare qualcosa di tanto tremendo come la bomba atomica) e le leggi della vita. Uno spettacolo che la compagnia di Orsini propone dal 1999, «per la profonda attualità del tema, con tutti i suoi interrogativi circa la responsabilità morale e politica della scienza», ha spiegato il mattatore piemontese, interprete del fisico danese Niels Bohr (cui si devono gli studi sulla struttura atomica e la meccanica quantistica, che gli valsero il Nobel nel 1922). «ll testo è interessante soprattutto perché mette in scena i protagonisti della vicenda post mortem (immaginandoli cioè in dialogo dopo aver concluso l’esistenza terrena), i quali parlano del passato. E non avendo più l’urgenza di affrontare la questione dell’epoca con lo stesso impeto del tempo storico in cui si colloca, forse potrebbero intendersi meglio». Parliamo dell’incontro, un po’ avvolto nel mistero, avvenuto nella Danimarca del 1941, occupata dai nazisti, tra lo stesso Bohr e il collega tedesco Werner Karl Heisenberg, padre del principio dell’indeterminazione nella meccanica quantistica. La commedia ruota infatti attorno a quanto i due possano essersi effettivamente detti circa lo stato della ricerca sul programma nucleare in atto. Giacché «non esiste mai una sola verità». Ciò che conta, ha aggiunto, è che «la bomba non sia finita in mano ai nazisti». Determinante anche la figura di Margrethe, moglie di Bohr: «non solo coniuge, ma spalla e ammiratrice», ha spiegato l’ interprete Loiodice. Anche durante il dialogo a tre voci, nel quale la donna «scruta le intenzioni di Heisenberg fiutandone una sensibilità molto diversa dalla propria fin dall’inizio, per eventualmente ergersi a scudo del marito». •

Francesca Saglimbeni
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