Seguici... Facebook Twitter Google+ Feed RSS
17 dicembre 2017

Spettacoli

Chiudi

18.09.2017

SEPÙLVEDA
ETERNO
RIBELLE

Dove sta la ribellione? «È una forma di vita, una maniera per confrontarsi, per non essere conformi a come vanno le cose, a quello che ci gira attorno. Ma è, soprattutto, una coscienza critica in grado di proporre e produrre proposte nuove e alternative». Lo scrittore e militante cileno Luis Sepùlveda, 67 anni, torna in Italia con un nuovo libro, «Storie ribelli» (Guanda editore, pp. 300, 18 euro) che ha presentato ieri alla folla di Pordenonelegge.

Un mosaico di scrittura e politica, poesia e lotta, giornalismo e dissidenza. Il libro ripercorre le tappe dell'impegno politico giovanile dello scrittore, del carcere e, infine, l'esilio dal Cile stretto dalla dittatura di Pinochet.

La narrazione comprende un arco di quarant’anni: Sepùlveda conduce all'interno del palazzo della Moneda e racconta una scena attraverso gli occhi di Oscar Reinaldo Lagos Rios, il ragazzo più giovane della scorta di Allende, che rimase al suo fianco fino alla fine e, solo l'ultimo capitolo, commenta la morte di Pinochet con una carrellata di chi è rimasto impunito per i suoi crimini.

Non mancano i riferimenti ad altri temi cari all'autore: le battaglie ambientaliste, la lotta ai padroni del mare.

Vengono citati anche il rapimento della giornalista de «Il Manifesto» Giuliana Sgrena in Iraq e la morte, al momento della sua liberazione, dell'agente dei servizi segreti Nicola Calipari.

Sono tre i concetti delle sue storie: l'ingiustizia, la violenza e la menzogna.

Come non pensare alle grandi multinazionali che governano il mondo della politica, che continua ad essere solamente al servizio dell'economia? Questa per esempio è una radice che crea ingiustizia e chi esercita questo potere a volte lo fa utilizzando la violenza.

Mi viene in mente la Patagonia, dove una sola persona ha ricevuto migliaia e migliaia di ettari di terra dal governo, ma quest'ultima non dovrebbe essere un patrimonio di tutti? Non dovrebbe consentire di vivere, di lavorare? Diciamo che ci sono scelte opinabili dove è complesso anche capire, oltre che giustificare.

Cosa ne pensa della violenza dell'Isis?

E' un problema molto complesso. Se torniamo ai terribili attentati terroristici che ci sono stati a Barcellona, Parigi, Londra, si può solo dire che c'è una visione fondamentalista ed estremamente pericolosa del concetto di religione. Ma c'è dell'altro: l'Occidente ha sempre guardato con un senso di inferiorità il mondo arabo e nemmeno questo è stato corretto.

Però non si vive bene nel terrore.

Sicuramente no. Ma la causa ha radici complesse e multiformi, servirà ancora tempo per comprendere.

Lei vive in Spagna da molti anni, come vede il Vecchio Continente?

C’è una forte maggioranza di gente democratica che non vuole perdere legalità e spazi. Ma la sinistra si deve allontanare dal capitalismo se vuole costruire un'alternativa e, soprattutto, se vuole evitare una nuova crisi del sistema finanziario.

Diciamo che bisognerebbe ripartire dalle cose pratiche per arrivare all'ideologia, in sostanza un percorso inverso rispetto a quello del secolo scorso. Troppe persone vedono nello stato un'impresa multinazionale e per questo perde potere.

L’Europa fatica ad affrontare la questione dei migranti.

Si deve capire che nessuno diventa migrante volontariamente. C'è chi parte per sopravvivere, per non morire di fame o per avere un'alternativa. Lo spostamento di migliaia di persone non è un problema, bensì un dramma che non si risolve con la solidarietà, ma con intelligenza politica.

Che cosa intende?

Non dimentichiamo che alcuni di quei migranti arrivano da Paesi che sono stati spogliati dall'Occidente decenni e decenni fa. Per cui non possiamo far passare per carità quello che si sta facendo ora. Si dovrebbe pensare alla cooperazione con questi Paesi, ma è sempre tutto complesso.

Lei rimane un ottimista?

Sì, moderatamente. Quando vedo la prima potenza del mondo governata da un presidente come Donald Trump ci sono meno motivi per esserlo. Ma come concetto credo che l'ottimismo sia un grande capitale nelle mani degli uomini. Un'arma, non dobbiamo dimenticarlo mai.

Che cosa potrà cambiare il mondo?

La partecipazione sociale. Capire che siamo noi i protagonisti di questo cammino e che si arriva alla meta solo con una presenza attiva all'interno della democrazia

«Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare» è uno dei libri più conosciuti, un vero e proprio classico della letteratura per ragazzi: ci sono altre favole nel cassetto?

Sì, è un genere letterario che amo molto, sto lavorando ad una nuova storia e sarà pronta tra novembre e dicembre di quest'anno.

Le hanno ridato dopo 31 anni il suo passaporto. Il racconto di quella giornata lo rivive in «Storie ribelli»: tornerà a vivere in Cile?

Hanno messo fine ad un'ingiustizia, nulla di più. Non c'è alcun cambiamento emotivo oppure culturale, potrò votare, ma preferisco vivere quella terra attraverso la mia memoria e i ricordi che non mi abbandoneranno mai.

Chiara Roverotto
Commenta

Partecipa. Inviaci i tuoi commenti

Attenzione: L'intervento non verrà pubblicato fino a quando il moderatore non lo avrà letto ed approvato. I commenti ritenuti inadatti o offensivi non saranno pubblicati.

Informativa privacy: L’invio di un commento richiede l’utilizzo di un “cookie di dominio” secondo quanto indicato nella Privacy Policy del sito; l’invio del commento costituisce pertanto consenso informato allo scarico del cookie sul terminale utilizzato.

pagine 1 di 1