Seguici... Facebook Twitter Google+ Feed RSS
20 giugno 2018

Spettacoli

Chiudi

16.02.2018

La scelta di Lily Cole rovina la festa per Emily Brontë

Angela Bosetto Celebrare il bicentenario della scrittrice e poetessa Emily Brontë (nata a Thornton il 30 luglio 1818) dovrebbe essere un momento di festa per tutto il mondo letterario britannico. E invece, nonostante manchi ancora qualche mese alla data prefissata, nella comunità culturale inglese si è scatenata una faida interna, a causa della personalità che la Brontë Society ha scelto come partner creativo dell’evento: Lily Cole. A dare il via ai contrasti è stata la reazione polemica di uno dei membri dell’associazione, il saggista Nick Holland (biografo di Anne Brontë, sorella di Emily), il quale si è subito dimesso, definendo il coinvolgimento della Cole «una farsa vergognosa e indegna». Ma chi è Lily Cole? Un’attrice (ha da poco terminato di girare un docu-drama nei panni di Elisabetta I), ma anche la titolare di una doppia laurea a Cambridge in Storia dell’Arte (argomento su cui ha condotto una serie di documentari), la proprietaria di una libreria a Soho e un’attivista così impegnata nelle cause umanitarie e ambientaliste da aver ricevuto una terza laurea «honoris causa» dall’Università di Glasgow. Però su Lily pesa una colpa che, agli occhi degli accademici conservatori, è un peccato capitale: la passata carriera come supermodella, testimonial dei marchi di moda più importanti del pianeta, apparsa sulle copertine di ogni rivista fashion e immortalata da quasi tutti i grandi fotografi del settore. E, orrore, orrore, per alcuni scatti (sia pur artistici) si è persino spogliata. Stando a Holland e ai suoi accoliti, la figura dell’autrice di «Cime tempestose» (che visse in una sorta di volontario isolamento e che, al contrario delle sorelle Charlotte e Anne, nemmeno intendeva pubblicare i propri testi) non può essere accostata a chi ha costruito parte della sua fama sull’esibizione fisica. Davanti alla macchia di essere un personaggio mediatico, i meriti intellettuali della Cole scompaiono. La replica di Lily non si è fatta attendere: «Emily Brontë era contro i pregiudizi e non avrebbe mai valutato il lavoro di qualcuno basandosi solo sul nome». In fondo, cosa ci sarebbe di male se tutte le ragazze che copiano i look della Cole scoprissero, grazie al suo contributo, anche il genio di Emily Brontë? Nulla se questo non infrangesse la regola non scritta secondo cui solo i super professori sono autorizzati a divulgare la cultura. Non importa che Lily Cole sappia discutere di alta letteratura con naturalezza: è troppo glamour e troppo giovane (ha trent’anni, la stessa età in cui morì Emily, ma sono dettagli). Duecento anni fa, le sorelle Brontë dovettero pubblicare le rispettive opere sotto pseudonimi maschili altrimenti nessuno le avrebbe prese sul serio. Oggi, per fortuna, Lily gode invece del sostegno di tutti quegli studiosi che non si fermano all’apparenza. •

Commenta

Partecipa. Inviaci i tuoi commenti

Attenzione: L'intervento non verrà pubblicato fino a quando il moderatore non lo avrà letto ed approvato. I commenti ritenuti inadatti o offensivi non saranno pubblicati.

Informativa privacy: L’invio di un commento richiede l’utilizzo di un “cookie di dominio” secondo quanto indicato nella Privacy Policy del sito; l’invio del commento costituisce pertanto consenso informato allo scarico del cookie sul terminale utilizzato.

pagine 1 di 1