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23 settembre 2018

Spettacoli

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01.09.2018

GUERRIGLIERO E GENTILUOMO

Una immagine tratta dal film «La leggenda di Fra Diavolo» (1962)
Una immagine tratta dal film «La leggenda di Fra Diavolo» (1962)

Fra Diavolo? Un brigante gentiluomo, un patriota, un eroe legato alla sua terra che lottò contro le truppe francesi fresche di rivoluzione con modi e tecniche che, per molti storici, fecero di lui l’inventore della guerriglia in Italia. Nell’immaginario popolare di Itri (Latina), il paese che gli ha dato i natali, le qualità del personaggio superano la fama di criminale. Il Lazio, come l’intero Meridione, tra la fine del ’700 e il ’800 fu teatro dello scontro tra il potere - governanti o invasori - e i ribelli per scelta di vita o per motivi politici. A dare una lettura approfondita della pagina controversa del brigantaggio è, primo in Italia, il museo nato nel 2003 nel borgo pontino. L’idea e il merito sono di Vincenzo Padiglione, docente di Antropologia all’Università La Sapienza che ha dedicato al fenomeno libri e pubblicazioni. «Grazie ai briganti», spiega Padiglione, «i territori che hanno avuto un ruolo marginale nella storia ufficiale sono entrati nella grande storia. Furono personaggi che hanno resistito al modo in cui si stava formando lo Stato moderno. In quel periodo nasceva l’opinione pubblica, le gesta dei briganti, grazie ai giornali, avevano risonanza all’estero, in Inghilterra e in Francia. Le forme della ribellione erano legate anche ad azioni violente e criminali. Tra estimatori e detrattori il brigante godeva di una certa solidarietà locale. Per il bandito non era così». Fra Diavolo, dunque. Una figura leggendaria discussa ma celebre da meritarsi nel 1830 l’operetta di Daniel Auber, la citazione in un romanzo di Dumas, film, tra cui la pellicola comica con Stanlio e Ollio. Si chiamava Michele Arcangelo Pezza e nacque nel 1771. La madre, che rischiò di perderlo a cinque anni per una malattia, aveva fatto voto di vestirlo da frate. «Ma quale fra Michele, tu sei fra Diavolo!», gli disse il prete-insegnante esasperato dalla sua vivacità. Si dice che a 17 anni uccise in una lite il sellaio che lo aveva preso a bottega e il fratello della vittima. Altri sostengono che uccise due uomini che lo avevano aggredito. Pezza si nascose nei boschi della zona. Cominciò così la sua fama di brigante. Per evitare la condanna entrò nell’esercito borbonico e ottenne l’indulto. I Francesi in Italia avanzavano per conquistare il Regno di Napoli tra stupri, saccheggi, crudeltà di ogni tipo. Lo stesso padre di Michele fu ucciso dagli invasori. Quando i Francesi arrivarono a Napoli, il re Ferdinando IV di Borbone riparò a Palermo. Da colonnello Michele Pezza continuò a battersi senza tregua. Braccato dal maggiore Joseph Hugo, padre dello scrittore Victor, fu catturato vicino a Salerno. In carcere i francesi cercarono di convincerlo a passare dalla loro parte ma Fra Diavolo, che aveva 35 anni, moglie e due figli piccoli, rifiutò. Venne impiccato l’11 novembre 1806 in piazza del Mercato a Napoli come un delinquente e non fucilato come un soldato. «Ma quale brigante? Michele Pezza non lo è mai stato. Era un patriota che ha combattuto per difendere la propria terra dagli invasori francesi, un partigiano. Finalmente lo hanno capito tutti», dice lo storico Alfredo Saccoccio, che ha dedicato una decina di libri e centinaia di articoli per la riabilitazione di Fra Diavolo citando come prova i documenti originali consultati e tradotti negli archivi storici di Parigi. Erano i Francesi a chiamarlo brigante, come avevano bollato gli abitanti della Vandea contrari agli ideali della Rivoluzione. Per lo stesso Victor Hugo, invece, fu «l’insorto legittimo contro l’invasore». «Perchè ci fu tanto accanimento contro i briganti, perchè esercitarono fascino e c’è ancora tanto interesse su di loro? Sono questi gli interrogativi a cui si cerca di rispondere», osserva Padiglione. «Il problema non è chiedersi perchè un delinquente avrebbe diritto a un museo ma interrogarsi sul brigantaggio che nella sua ultima fase, dal 1861 con l’opposizione ai piemontesi, diventò un fenomeno di massa e sfociò nella guerra civile». A Itri una lapide indica il luogo in cui sorgeva la casa natale. Lungo l’antico tracciato della via Appia un ceppo indica la gola in cui Pezza aveva il quartier generale da cui lanciava gli attacchi della sua banda di contadini e sbandati ai soldati nemici. Comune e associazioni da anni organizzano mostre ed eventi per ricordarlo. L’11 novembre a Napoli ci sarà una cerimonia in memoria di Fra Diavolo nell’Ospedale degli Incurabili (dove il suo corpo finì in una fossa comune) alla quale parteciperà un discendente di Michele Pezza, che ha il suo stesso nome. •

Luciano Fioramonti
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