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24 settembre 2018

Spettacoli

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25.08.2018

DALLA BANCA AI LIBRI NOIR

Maurizio De Giovanni, 60 anni, scrittore L’ultima indagine di Ricciardi La copertina dell’ultimo libro
Maurizio De Giovanni, 60 anni, scrittore L’ultima indagine di Ricciardi La copertina dell’ultimo libro

Maurizio De Giovanni ha una scrittura sciolta, immediata, libera da fraseggi, buoni solo per cornici inutili. Arriva come un dardo diritto al cuore. E colpisce. Per le sue ambientazioni: una Napoli calata negli Anni Trenta e descritta con intensità nelle avventure del commissario Ricciardi. Chi lo conosce lo sa bene: oltre ad essere dotato di un intuito straordinario, che lo fa muovere con circospezione, classe e, soprattutto, intelligenza possiede una dote speciale: è capace di riascoltare nella mente quanto è accaduto negli ultimi istanti di vita delle vittime sulle quali indaga. Ma non è il solo filone sul quale si sofferma lo scrittore napoletano, classe 1958. C’è anche una Napoli più attuale, quella dei vicoli dove si muovono personaggi dei nostri giorni: «I bastardi di Pizzofalcone», poliziotti maledetti e sgangherati protagonisti anche di una serie televisiva con Alessandro Gassman nei panni dell’ispettore Lojacono. E, infine, la serie «Guardiani»: protagonista un professore di antropologia, Marco Di Giacomo, alle prese con la misteriosa Napoli del sottosuolo. Uno scrittore estroso De Giovanni, che ora, alla sua già lunga produzione, ha voluto aggiungere un nuovo libro, «Sara al tramonto» (Rizzoli, pp. 364, 19 euro), nelle classifiche dei titoli più venduti di quest’estate insieme all’altro romanzo, «Il purgatorio dell’angelo. Confessioni per il commissario Ricciardi» (Einaudi, pp. 304, 19 euro), che propone invece una nuova indagine che si sviluppa nella città partenopea. In «Sara al tramonto» la protagonista si stacca da tutti i personaggi di De Giovanni, si è ritirata dalla polizia dopo un grave lutto, ma le resta una particolarità che poche persone hanno: legge le labbra anche a distanza. Una sua ex collega le chiede di indagare su una bambina in pericolo; la madre, tossicodipendente, è in carcere accusata di omicidio. Sarà lei, assieme ad altri due personaggi, Viola e l’ispettore Davide Pardo, a trovare il bandolo della matassa in un racconto che si legge tutto d’un fiato in cui non mancano colpi di scena. «Sara al tramonto» è molto diverso dagli altri libri: com’è nata l’idea? Una casualità. Una sera, molto tardi, rientrando a casa a Napoli, ho notato una donna con i capelli bianchi all’interno di un’auto. All’inizio ho pensato avesse bisogno di aiuto, quando l’ho guardata aveva un viso molto più giovane, non era truccata e non indossava gioielli vistosi, avrà avuto massimo 50 anni. Quando sono rientrato continuavo a chiedermi che cosa ci facesse una donna così al Vomero alle 2 di notte; la mattina dopo avevo tutte le risposte. Ho chiamato il mio editore e gli ho detto che avevo una storia da scrivere. Il romanzo ha già venduto 65mila copie ed è uno dei successi editoriali di quest’estate. Le vengono sempre così le idee? No, prima lavoravo in banca, un gruppo di amici mi iscrisse per scherzo ad un concorso letterario. Lo vinsi e nacque il commissario Luigi Alfredo Ricciardi, il primo racconto s’intitolava «I vivi e i morti». E con i bastardi di Pizzofalcone? Sono il frutto di un’ispirazione del mio giallista preferito, lo statunitense Ed McBain, che ha scritto la famosa serie di romanzi dell'87esimo Distretto. In televisione come le è parsa la serie? In tv c’è un linguaggio diverso, qualcosa si perde qualcosa si guadagna, fa parte del gioco. Lo spirito comunque è rimasto intatto. L’8 ottobre inizierà la seconda serie. Il noir sta avendo molto successo: i suoi autori di riferimento? Parlerei proprio di «movimento nero» con Manzini, Carrisi, Camilleri, Lucarelli, Carlotto, Ilaria Tuti, se parliamo di quelli attuali. Poi, ci sono i padri nobili, Scerbanenco, Gadda, Sciascia, Fruttero e Lucentini. Il noir italiano è straordinario, è il nuovo romanzo sociale, l’unico in grado di raccontare le violenza, l’emergenza sociale in modo crudo ma coerente. Passiamo all’ultima avventura di Ricciardi. Siamo nel 1933, la formazione allora era diversa passava anche attraverso i padri gesuiti che rappresentavano una èlite rispetto al popolo. Volevo affrontare il tema della confessione che di fatto è una condivisione della colpa, una presa di coscienza e su questi due aspetti si muove l’indagine del commissario. Ricciardi sposerà la dolce Enrica? Manca un romanzo alla fine del ciclo, non dico nulla. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Chiara Roverotto
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