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16 ottobre 2018

Spettacoli

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12.08.2016

Addio Fabio Garriba, il poeta del cinema

L’attore e regista Fabio Garriba
L’attore e regista Fabio Garriba

Sebbene il pubblico, soprattutto giovane, lo conosca poco, l’attore Fabio Garriba, nato a Soave il 13 novembre 1944 e spentosi a Verona tre giorni fa, il 9 agosto, è stato uno dei volti del cinema italiano degli anni Settanta.

Oltre che per il gemello Mario (Voce del verbo morire, 1970, e In punto di morte, 1971, Pardo d’Oro all’opera prima al Festival di Locarno), Fabio Garriba ha recitato, fra gli altri, per il Gruppo Dziga Vertov (Vento dell’est, 1969), Roberto Rossellini (Agostino d’Ippona, 1972), Luigi Comencini (Lo scopone scientifico, 1972), Marco Bellocchio (Sbatti il mostro in prima pagina, 1972), Luigi Magni (La via dei babbuini, 1974), Bernardo Bertolucci (Novecento, 1976) ed Ettore Scola (La terrazza, 1980). È stato anche aiuto regista di Bertolucci (Partner, 1968, ispirato a Il sosia di Dostoevskij), Pier Paolo Pasolini (Porcile, 1969), Carmelo Bene (Capricci, 1969) e Marco Ferreri (La cagna, 1972).

Nel 2011 la Mostra del Cinema di Venezia ha reso omaggio ai fratelli Garriba (soprannominati «i Woody Allen di Campo de’ Fiori») all’interno della retrospettiva «Orizzonti 1960-1978», dove, insieme ai lavori di Mario, è stato proiettato anche un corto scritto e diretto dallo stesso Fabio (che ha pure lavorato come soggettista insieme a Nico Garrone, padre del regista Matteo): I parenti tutti (1967), nel quale un ragazzo immagina di essere morto e di sentire i commenti di familiari e amici. «Questa ambiguità riflette la mia situazione reale», dichiarò Fabio Garriba. «Si trattava cioè di un mio bisogno personale di vedere morta e seppellita la mia infanzia, la mia adolescenza e chiudere così i rapporti con i familiari per poter resuscitare adulto. Oggi, a un anno di distanza, posso dire in sincerità che la cassa caricata sul carro funebre era vuota perché mi ritrovo con addosso ancora il mio cadavere alla ricerca di una fossa dove seppellirlo».

Non va inoltre scordata la carriera parallela di Garriba come poeta. Nella presentazione della sua ultima raccolta (Il fastidio delle parole, sulla cui copertina è accreditato come Garribba), l’amico Bernardo Bertolucci lo ha definito «accurato e ironico come il ritrattista che in realtà non è, perché Fabio è un vero poeta. I versi di Fabio cadono sulla pagina come gocce ed è un miracolo se non si cancellano da soli, mentre li stiamo leggendo». La cerimonia funebre si terrà questa mattina alle 8 al Cimitero Monumentale.

Angela Bosetto
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