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24 aprile 2018

Spettacoli

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15.10.2013

Osborn-Tapia e Zanon per una grande apertura

Giovanni Andrea Zanon, giovanissimo violinista
Giovanni Andrea Zanon, giovanissimo violinista

Meglio di così, al Filarmonico, la nuova stagione di Verona Lirica, che per il terzo anno consecutivo si svolge in collaborazione con la Fondazione Arena, non poteva partire: nna grande coppia di cantanti e uno strabiliante giovanissimo violinista ne hanno decretato il felice avvio che come d'abitudine è stato brillantemente illustrato da Davide da Como, un presentatore abile e quanto mai esperto e lucido di storia del teatro in musica. La coppia, come avevamo ampiamente annunciato, era costituita dal tenore americano John Osborn e dalla consorte, il soprano colombiano Lynette Tapia, ambedue stelle di prima grandezza nel firmamento operistico internazionale.  MA LA NOVITÀ del loro pomeriggio musicale è stata la scelta dei rispettivi brani che si sono incatenati e intersecati (cosa che non si incontra mai nei concerti dei circoli lirici nazionali) per concentrare sostanzialmente le vicende amorose che sono il nocciolo di opere, come L'Elisir d'amore, Romeo e Giulietta, don Pasquale, La Traviata, La figlia del reggimento, da loro affrontate. Certamente il gioco è riuscito bene anche perché i due hanno voci complementari che si adattano perfettamente al repertorio scelto e con risultati cospicui. Osborn ha confermato quanto di meglio ha messo in mostra negli ultimi due festival areniani, con Romeo e Giulietta e La Traviata: sa cesellare ogni frase, accenta benissimo, modula i suoni con la disinvolta comunicativa che gli deriva dal completo dominio dell'emissione. Una interpretazione spigliatissima dove la narrazione di ogni brano (o duetto) è coerente e di una riconoscibile logica interna.  Lynette Tapia è voce piccola, ma agile e singolare, con un timbro penetrante e un buon controllo del fiato. Certi suoi suoni aerei non sono del tutto luminosissimi (il soprano si concede poi alcune licenze), ma il comportamento vocale è costruito attraverso uno scaltrito e oculatissimo impiego di assottigliamenti, di slittamenti delle sonorità verso il mezzoforte. Un'arte che forse è stata sempre la sua preferita e che le consente tuttavia di assolvere in pieno i suoi ruoli.  I due sono stati ripetutamente accolti da ovazioni interminabili, alle quali si sono aggiunte quelle dei colleghi dei circoli del Reggiano, che hanno contribuito ad esaurire la platea del Filarmonico e occupare molti palchetti. I bis concessi dai due cantanti hanno mostrano il gusto, la sicurezza e la precisione di cui possono vantarsi. Lui con i nove «do» consecutivi di Qual piacer dalla Figlia del reggimento e lei con l'aria delle campanelle Où va la jeune hindoue da Lakmé di Delibes. L'accompagnamento al pianoforte di Patrizia Quarta, è stato un sostegno impagabile. Un maestro sostituto della Fondazione che si mostra sempre all'altezza dei compiti, anche di quelli più ardui. Basti ricordare che Placido Domingo chiede sempre il suo accompagnamento quando si trova a Verona. LE SECONDE PARTI dei due tempi del concerto sono state invece appannaggio del giovanissimo Giovanni Andrea Zanon, violinista stratosferico che ha già la qualità dello strumentista perfetto: ampiezza e bellezza del suono, arco possente ed agile, mano sinistra sciolta, imperturbabile aplomb, virtuosismo impeccabile e mai ostentato, capace di affrontare con disinvoltura anche pagine ardue della letteratura violinistica, come il celebre Trillo del diavolo di Tartini (in duo col compagno Pierluigi Piran al pianoforte) o il Capriccio basco di de Sarasate concesso come bis finale. Gli si possono addebitare un vibrato poco vario e ritmicamente prevedibile, la mancanza di un repertorio più approfondito (ma a 15 anni che cosa pretendere?). Zanon è però già solido in tutto e la sua esibizione (accolta trionfalmente dal pubblico) è affrontata con assoluta serietà e resa con un'eleganza ed un pathos d'altri tempi.

Gianni Villani
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