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23 maggio 2018

Spettacoli

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05.02.2018

Se “Il pipistrello“ di Strauss
trasloca sui monti del Tirolo

Fino a quando i temi dell’amore e della gelosia, il problema dello stato di torpore che subentra in una coppia per via dell’abitudine, l’eccitazione d’una nuova conquista rimarranno d’attualità, “Die Fledermaus” (Il pipistrello), di Johann Strauss costituirà un capolavoro da conoscere. L’edizione in questi giorni al Teatro alla Scala di Milano (fino all’11 febbraio) è coerente con il ruolo che lo spettacolo riveste nella cultura austriaca. Fin dal capodanno del 1900 alla Staatsoper di Vienna è tradizione che l’opera buffa di Johann Strauss venga rappresentata con molti personaggi dello spettacolo, della cultura, che partecipano come invitati alla grande festa della trama, commentando gli avvenimenti dell’anno che si è concluso. L’intera vicenda è riassunta nel verso: “felice è colui che dimentica ciò che non si può cambiare” per cui la rappresentazione assume il compito di esorcizzare le vicissitudini appena trascorse. La soluzione dell’edizione scaligera di tradurre in italiano parte dei dialoghi in tedesco, è un buon compromesso per la comprensione del pubblico, come pure azzeccatissima la presenza del comico Paolo Rossi. La realizzazione visiva con la regia di Cornelius Obonya e Carolin Pienkos è stata spostata dalla Vienna fin de siècle a Kitzbühel, località sciistica del Tirolo. Ma il punto di forza di “Die Fledermaus” è la musica. Meravigliose melodie cariche di significati, amiccamenti, sottintesi, comunicano la filosofia di un’epoca, con una scrittura raffinata, testimone del linguaggio musicale del tardo romanticismo.

 

Elena Biggi Parodi

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