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14 novembre 2018

Spettacoli

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30.04.2018

Scenografie d’opera, studi
e bozzetti da recuperare

La storia del nostro paese è intimamente legata al melodramma. L’opera rappresenta non tanto e non solo il primato tutto italiano di fare della musica un linguaggio, ma quel che più conta esprime il nostro sistema di valori, quello per cui in campagna si stringevano i contratti con un “basta la parola”, o per il quale Rigoletto supera il suo personale dolore per consolare la figlia, che ha avuto una relazione con il Duca. La parte visuale d’una produzione lirica è la parte più difficile da conoscere e far rivivere. Nel testo del libretto d’opera ci sono poche indicazioni per la messa in scena, che lo scenografo deve necessariamente integrare. Alla casa d’aste Il Ponte, a Milano, il 18 aprile è stata battuta una raccolta di bozzetti di scenografie teatrali. Probabilmente sono una raccolta appartenuta ad un noto direttore d’orchestra, che l’ha lasciata in eredità ai suoi quattro figli e alla seconda moglie, assieme ad oltre duecento dipinti di scuola italiana del Sei e Settecento. Gli autori di alcune di queste scenografie sono ignoti, altri sono grandi nomi: Pietro Gonzaga, i fratelli Galliari, Alessandro Sanquirico, Girolamo Magnani, Angelo Parravicini, come dire Zeffirelli e Ronconi. Ma ancora di più, perché essi furono coloro che realizzarono la parte visiva dell’inaugurazione della Scala e delle prime messe in scena delle opere di Rossini, Bellini, Donizetti, Verdi. Per questo sarebbe importante identificare per quali allestimenti furono realizzate. Ad esempio per quale misteriosa Aida del 1923 sono serviti i due splendidi bozzetti del Parravicini?

Elena Biggi Parodi

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