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26 settembre 2018

Spettacoli

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04.09.2018

Mahler, l’organico
gigante della sua
prima sinfonia

Sono schierate le forze dell’Accademia Filarmonica. Non artiglieria, fanteria o aviazione, ma la compagine sconfinata di sezioni orchestrali che rendono gigantesco l’organico della prima sinfonia di Mahler, che inaugurerà il Settembre dell’Accademia il 6 settembre, al Teatro Filarmonico. Il maestro boemo amplia qui il numero degli strumenti dell'orchestra ottocentesca: i corni, da quattro a sette, le trombe da tre a cinque, i tromboni da tre a quattro, realizzando quel gigantismo orchestrale che diverrà tipico della sua scrittura. Inizialmente la sinfonia fu intitolata "Titano", un poema sinfonico in forma di sinfonia e diviso in due parti: la prima Dai giorni di gioventù: fiorì, frutti e spine, formata da tre movimenti e la seconda, Comoedia humana, dagli ultimi due. Poi Mahler decise di eliminare il secondo dei movimenti, come le indicazioni di contenuti extra musicali che aveva fornito. Così rimangono solo le indicazioni dei quattro movimenti definitivi a svelare gli scenari emotivi che si succedono. “Lento, strisciando. Come un suono della natura”, recano quelle per il primo. Un la tenuto dagli archi si dipana su sette ottave, dall’abisso dei contrabbassi a quello impalpabile e altissimo dei violini. A poco a poco questo suono primordiale si anima con i legni che pronunciano due note, la-mi, come il richiamo d’un uccello. Ed ecco spuntare un tema di fanfara, e poi le atmosfere magiche dei boschi del romanticismo, con i corni a evocare le immagini di caccia nelle foreste. Fino a che si presenta un tema dei violoncelli, ripetuto dai fagotti.

Elena Biggi Parodi

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