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16 gennaio 2018

Spettacoli

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27.11.2017

Le inarrivabili possibilità
della voce, strumento divino

Forse non tutti sanno che la nascita della polifonia, il complesso linguaggio musicale inventato dal pensiero occidentale e utilizzato in Europa per oltre cinquecento anni, è dovuto alla Chiesa Cattolica. All’inviolabilità del canto sacro cristiano che non poteva essere modificato in quanto preghiera. Per questo per rinnovare, ampliare, impreziosire la liturgia, prima del Mille si pensò di aggiungere alle melodie originali delle preghiere, tutte cantate, una e più linee di canto che si sovrapponevano senza modificarle. Questo nuovo linguaggio musicale si utilizzava all’inizio in pochi luoghi, dove pochi musicisti erano in grado di farlo, principalmente a Parigi, nella cattedrale di Notre Dame. Dette origine alla necessità di stabilire precisamente il ritmo e fu una evoluzione della musica squisitamente legata alla voce, con cui nessuno strumento all’epoca poteva competere. Dalla facilità di accordarsi immediatamente, all’estensione, alla capacità di dosare il suono, di tenerlo a lungo, di essere agile, fare cioè tante note in velocità. Mentre gli strumenti medievali erano intralciati da una serie di rumori inevitabili, causati dai rudimentali mezzi tecnici con cui era prodotto il suono. Benché utilizzino il diverso linguaggio del jazz, domenica 3 dicembre al teatro Ristori (alle 11) i cinque vocalist del gruppo Alti e bassi offriranno l’occasione di sperimentare una scrittura a più voci, e di farvi provare a seguire quella di ciascuno. Comprenderete perché la musica d’arte fino a circa il Millecinquecento è stata pensata per le inarrivabili possibilità della voce umana.

 

Elena Biggi Parodi

Elena Biggi Parodi
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