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13 dicembre 2017

Spettacoli

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04.12.2017

La «prima» della
Scala e il mito
di Maria Callas

Diversamente da ciò che si crede è relativamente recente l’abitudine di aprire la stagione operistica del Teatro alla Scala il 7 dicembre. Da quando era nata nel 1600, l’opera seguiva l’anno liturgico, che è costruito sulla vita di Cristo e inizia con il tempo di Avvento. Solo dopo che Cristo era nato, ossia dopo il 25 dicembre, prendeva avvio la stagione operistica. Con la prima opera che andava in scena, si apriva ufficialmente la stagione operistica di Carnevale. Per questo, quando si vuole conoscere l’anno della prima rappresentazione d’uno spettacolo allestito nella stagione di carnevale di un certo anno, spesso è difficile stabilire se la rappresentazione avvenne entro il dicembre, quindi l’anno precedente, o a gennaio, in quello successivo. Ugualmente, lo spettacolo mondano e festaiolo dell’opera non era rappresentato nel tempo di Quaresima. La data dell’apertura il 7 dicembre deriva dall’occasione, tutta milanese, di festeggiare il Santo patrono l’8 dicembre, S. Ambrogio, e dunque di avere assicurato un giorno di festa dopo la sera della rappresentazione. La nuova disposizione coincise con l’affermazione di Maria Callas. Proprio di questa voce, che fu assieme una diva e un fenomeno di costume, si occupa il bellissimo libro «Mille e una Callas», a cura di Luca Aversano e Jacopo Pellegrini. Un piacevolissimo volume dove tanti nomi celebri della cultura italiana portano un contributo documentato sulla nascita del “mito” della “Divina”. Sugli aspetti per i quali Maria Callas è divenuta il simbolo dell’opera in musica, pur infragendone tutte le regole.

 

Elena Biggi Parodi

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