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24 giugno 2018

Spettacoli

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05.03.2018

L’orchestra, il direttore
e i paesaggi dell’anima

Fra i grandi direttori d’orchestra e le maggiori compagini strumentali del nostro tempo certamente L’Orchestre des Champs-Élysées, con Philippe Herreweghe che si sono esibiti sabato al Ristori. Al pianoforte Blüthner, con la sua sonorità “Gemütlichkeit” (mi piace la traduzione di dimensione familiare) Alexander Lonquich. La differenza qui la fa precisamente la qualità degli strumentisti e la concezione del solista e del maestro concertatore con la tavolozza dei propri “Seelenlandschaft” (paesaggi dell’anima, in italiano). La costruzione del primo movimento del concerto (Allegro affettuoso), basata su due temi di cui il secondo deriva dal primo, impedisce una vera e propria sezione di sviluppo basata sul contrasto, realizzando invece un dialogo fra solista e le varie sezioni dell’orchestra in una continua mutevolezza di colori. Ed è stato un travolgente respirare insieme incalzandosi senza sosta. Mentre nella parentesi lirica del movimento centrale (voluto da Schumann saldato a quello finale e in realtà composto per ultimo) la scrittura arpeggiata del pianoforte si è immersa nel miele della cantabilità spiegata degli archi. Nella Sinfonia “Renana” Herreweghe ha riscoperto il dettato originale schumanniano liberando questa pagina dalle scelte interpretative che si sono imposte nella tradizione esecutiva. Ne è emersa più chiara l’intenzione programmatica del compositore, che ebbe a definirla «un quadro di vita sul Reno», in omaggio alla serena atmosfera della vita sulle sponde del fiume cantato da Heine.

Elena Biggi Parodi

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