21 marzo 2019

Spettacoli

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07.01.2019

Il violino e la sfida alla voce
Nasce la banca del suono

Nel Cinquecento, quando la voce era considerata la regina della musica e lo strumento un suo imperfetto imitatore, lo strumento che rese possibile l’espressione dei mutamenti delle passioni che animano la nuova sensibilità, capace di esprimere l’emozione come faceva la voce, è il violino, per le sue caratteristiche squisitamente musicali. Il violino, la cui forma classica è avvenuta negli anni Quaranta e Cinquanta del XVI secolo ad opera di liutai dell’Italia settentrionale, aveva alcune caratteristiche che lo resero capace di sfidare l’ideale espressivo della voce, fino ad allora considerato irraggiungibile. Un’ampia estensione, dai suoni gravi a quelli altissimi, la capacità d’una veloce articolazione, ossia passaggi di note velocissime, la possibilità di realizzare tutte le sfumature dinamiche, dal pianissimo al fortissimo. A queste possibilità si aggiungeva quella della potenza utile per imporsi acusticamente nella «sala immensa» del palazzo, dove si allestiscono le prime opere di teatro musicale all’inizio del 1600, assai più grande della «camera» del 1500, dove prima si esibivano piccoli insiemi di esecutori. Ed ecco che alla fine del secolo nascono le grandi scuole dei liutai come Stradivari, Guarnieri, Amati. Ora queste voci di legno, vernici e corde di budello, deperibili e inimitabili espressioni di un’arte liutaria antica e di materiali unici, saranno immortalati grazie ad un software. Per cinque settimane saranno registrati i suoni di quattro capolavori del museo del violino di Cremona: una banca del suono a disposizione delle future generazioni.

Elena Biggi Parodi

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