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15 novembre 2018

Spettacoli

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18.06.2018

Carmen, le due protagoniste
e il mistero della femminilità

La nuova stagione in Arena si apre con Carmen, una pietra miliare del teatro musicale, rappresentato per la prima volta il 3 marzo 1875. Nel 1888, dopo averla ascoltata a Torino, Nietzsche affermò che la conoscenza di Carmen rende noi stessi un capolavoro. Ed è un poco vero per quella capacità del teatro in musica di riuscire a farci intuire con forza le emozioni più sconvolgenti o ripugnanti. Due donne che sono due diverse facce dello stesso mistero della femminilità. La prima Micaela, la fidanzata dell’ingenuo brigadiere José, è la figura della totale abnegazione, metafora del ruolo della madre. Carmen e il suo sogno di danza e di seduzione infinita, carica di calore mediterraneo, è il simbolo forte della vertigine sensoriale. Don José è incapace di comprenderle entrambe. Per Carmen abbandona Micaela, diserta e abbraccia la malavita, poi giunge all’uccisione di Carmen per non perderne il possesso. L’opera ci fa percepire tutta l’incomprensione, l’angoscia e la solitudine d’un rapporto fatto di frenetiche pulsioni. Per questo Carmen, in conformità con la drammaticità della storia, spesso oggi è rappresentata con le parti recitate musicate da Guiraud come un’opera seria, mentre originalmente era nata come opèra-comique, con i dialoghi recitati. La tensione del dramma è ottenuta da Bizet con una scrittura spesso cameristica, essenziale, che accentua il pathos di quanto avviene sulla scena. La musica di Carmen evoca la violenza degli affetti con la furia delle sue sonorità, piega il ritmo alle elasticità e alle frenesie della metafora erotica.

Elena Biggi Parodi

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