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14 dicembre 2017

Spettacoli

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19.06.2017

«Zenophilia» per combattere il rumore

Bittolo Bon, Vignato e De Rossi, «Zenophilia» al Cohen FOTO BRENZONI
Bittolo Bon, Vignato e De Rossi, «Zenophilia» al Cohen FOTO BRENZONI

Per fortuna che l’impatto sonoro, l’esuberanza dell’insieme e la personalità del trio che il batterista/compositore Zeno De Rossi ha messo insieme per il suo «Zenophilia», sono tali, ad un certo punto del concerto di presentazione del cd al Cohen, da zittire per un po’ il fastidioso chiacchiericcio proveniente da una parte del pubblico del music pub. Un problema, questo, che è un po’ difficile evitare, rispettando i diritti di tutti: di chi è venuto per ascoltare la musica e chi, magari, vuol farsi semplicemente una serata con gli amici.

Forse si potrebbe pensare ad allestire un separé all’uopo, ma comunque, alla fine della fiera, la bellezza del set lascia forte gratificazione agli ascoltatori, magari con la voglia, a chi scrive e crediamo ad altri, di riascoltarsi il cd del lavoro in questione - pubblicato poche settimane fa da Auand Records e da El Gallo Rojo - in condizioni che permettano di apprezzare più facilmente le tantissime idee emergenti: con andamento carsico nell’evidenziare il trio nell’insieme o invece in un alternato, imprevedibile, distinto (in ciascuno dei tre) susseguirsi di ritmi, colori, variazioni senza pausa.

Impressiona, in questo «Zenophilia» concepito e voluto dal band leader e dai due magnifici partner (Piero Bittolo Bon sax alto e in un’occasione flauto basso, e il giovane talento Filippo Vignato al trombone), la capacità di comunicare, l’estrema godibilità di una musica, come un po’ tradizionalmente accade per i progetti di De Rossi e del Gallo Rojo, tutt’altro che semplice nella sua pienezza strutturale ma comunicativa.

Il merito è di una sempre presente dinamica tra frenesia e momenti più lenti e corposi, tra libero spazio alla sperimentazione e richiamo alla tradizione (c’è persino odore di New Orleans Jazz a tratti, come si trattasse di un’orchestra di strada), sottile mistero, come in «Red Bird», una composizione di De Rossi, autore di quasi tutti i brani ascoltati al Cohen, eccezion fatta per due omaggi a Ornette Coleman - «Tears Inside» e “Feet Music” – e a Ray Charles con «Drown in my own tears», dedicata a Sergio Candotti, bassista triestino scomparso l’anno scorso.

Impressiona l’apparente facilità con cui De Rossi e compagni regalano cantabilità cinematografica. E il leader, poi, si prende lo sfizio, lui appassionato ex-portiere di calcio, di dedicare un pezzo allo scudettato panzer schiacciasassi Hans Peter «Briegel».

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