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21 agosto 2018

Spettacoli

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05.06.2018

Wozzdet?, 10 tracce tra ironia e mistero

Il trio Wozzdet? in concerto al Cohen FOTO BRENZONI
Il trio Wozzdet? in concerto al Cohen FOTO BRENZONI

La dichiarata indecifrabilità stilistica e non collocazione di genere esplicitata dalla denominazione scelta per il trio Wozzdèt? non scoraggia o allontana il pubblico dal Cohen per uno degli ultimi appuntamenti della stagione live, anzi. Suscita curiosità questo nuovo progetto, associata alla fama dei tre fautori Nicola Salerno (che ci pare l’architetto che ne ha concepito le linee-guida complessive e ne ha accesso la scintilla, e sovrintende alle tastiere e alla programmazione computer), Enrico Terragnoli (chitarra elettrica, come ben noto a siglare con note sempre necessarie e distintive anche i brani apparentemente più imprendibili) e Sbibu, in quest’occasione alle prese con uno strumento percussivo sì elettronico ma di fatto giocato sulla vertiginosa capacità/duttilità sensoriale delle mani nel gestirlo nelle sue svariate potenzialità. Si chiama wavedrum oriental, e qualche intoppo tecnico l’ha a tratti creato, senza che questo potessero comunque ‘scalfire’ la proverbiale abilità del musicista scaligero. Il trio ha presentato l’omonimo album di debutto, piatto ricco di fascino, naturalmente di gusto non nazional-popolare buon per tutte le platee. Tra le dieci tracce che compongono una raccolta in continuo mutamento di scenari senza soluzioni di continuità – con poche tregue concesse per un’istantanea assimilazione del contenuto – Wozzdet? mette in campo di volta in volta suggestioni diverse e spostamenti tellurici accompagnati da massima precisione nell’organizzazione d’insieme, tra un’ ‘impalcatura’ ritmica incessante, incalzante, impressionante, e gli scenari armonici e melodici aperti ed elaborati da Salerno e Terragnoli. Se la tecnica è indiscutibile, e non ci risulta sempre facile tirare unitarie fila di ogni brano in scaletta, abbondano e coinvolgono dall’inizio alla fine le suggestioni. A tratti Wozzdèt sembra avvicinarsi ad una futuribile colonna sonora cinematografica, altrove ad un’”etno danza” cosmo/metro/politana, a volte evolve progressivamente in sorta di blues ‘disturbato’ atemporale, come ad azzerare un secolo di iato tra un solitario holler da campo di cotone e le voci indistinte di un dance culture club. Mistero, suspense, fantasia al potere, divertimento dadaista, o altro ancora, ognuno, con ogni probabilità, ha la propria risposta personale al quesito: Wozzdèt?. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Beppe Montresor
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