16 febbraio 2019

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04.05.2012

Ultimo concerto da Imperatore

Il concerto dell’Orchestra diPadova e del Veneto per gli Amici della musica
Il concerto dell’Orchestra diPadova e del Veneto per gli Amici della musica

La centoduesima stagione concertistica degli Amici della musica si è conclusa all'auditorium della Gran Guardia con il quarto e ultimo dei concerti dedicati all'integrale beethoveniana ad opera dell'Orchestra di Padova e del Veneto con l'inglese Howard Shelley nel duplice ruolo di pianista e direttore. Per quest'ultimo appuntamento una composizione giovanile, il Concerto in Mi bemolle maggiore Wo0 4, accoppiato all'ultimo concerto, nella stessa tonalità, Op. 73 e meglio noto come Imperatore; fra i due concerti la settima Sinfonia in La maggiore Op. 92, capolavoro della maturità beethoveniana e, giustamente, una delle più celebri dell'intero complesso sinfonico anche perché contiene il celebre Allegretto, pagina di sublime ispirazione. Il Concerto giovanile Wo0 4 è giunto a noi senza la parte orchestrale, ricostruita (e probabilmente anche qualcosa in più) da Ronald Brautigam, musicologo olandese che ne ha curato l'edizione; il lavoro è chiaramente ispirato a Haydn e a Mozart, e mentre la parte pianistica si regge grazie a una leggerezza galante e salottiera, comunque sempre elegante, talune scelte nell'orchestrazione lasciano perplessi (l'insistenza poco beethoveniana nell'utilizzo concertante del flauto traverso, ad esempio). Certamente con il Concerto Op. 73 eravamo su altro pianeta, per moltissimi motivi: l'ispirazione, la maturità compositiva, la scrittura magistrale sia per il pianoforte che per l'orchestra. La resa concertistica, inoltre, si avvale di innumerevoli interpretazioni che costituiscono la «letteratura» imprescindibile per chi voglia affrontare un simile capolavoro, uno dei più eseguiti da sempre e mai scomparso dal repertorio dei pianisti, fino dall'epoca della sua composizione. Come avemmo già modo di constatare nei concerti precedenti Howard Shelley è pianista beethoveniano, nella sonorità, nelle scelte stilistiche, nelle intenzioni, e lo ha dimostrato senz'altro attraverso questa monumentale partitura. Non gli mancano la potenza né l'agilità e riesce a trovare bei cantabili ed efficaci sfumature pur nell'impegno, fisico e mentale, del doppio ruolo di solista e direttore. Va anche detto che l'orchestra lo ha seguito con maggiore docilità proprio in questa impegnativa prova dove, evidentemente, le idee stilistiche e la sua linea interpretativa erano assai chiare. Non altrettanto felicemente sono andate le cose nella Sinfonia n. 7: forse proprio per la mancanza di un suo proprio strumento a far da guida, Shelley non ha saputo imprimere all'orchestra una direzione sicura. Nei primi due movimenti sembravano mancare le idee e la comunicazione fra direttore e strumentisti, oltre a evidenziarsi vistosi problemi nell'insieme (forse troppo poche le prove?). L'atmosfera si è distesa con lo Scherzo, più equilibrato nel volumi e preciso nella scansione ritmica, e ancor più nel Rondò finale dove Shelley è sembrato riprendere in mano con più sicurezza le fila della compagine. La serata si è conclusa, dopo l'Imperatore, con molti consensi e numerose chiamate; il pianista britannico ha ringraziato di cuore, senza però concedere altre esecuzioni fuori programma.

Chiara Zocca
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