Seguici... Facebook Twitter Google+ Feed RSS
19 ottobre 2017

Spettacoli

Chiudi

19.06.2017

Tony Bennett, la leggenda
Una voce lunga un secolo

Una carezza da Tony: Tosi consegna a Bennett la medaglia di Verona Tony Bennett con il suo quartetto jazz sul palcoscenico del Teatro Romano FOTOSERVIZIO BRENZONI
Una carezza da Tony: Tosi consegna a Bennett la medaglia di Verona Tony Bennett con il suo quartetto jazz sul palcoscenico del Teatro Romano FOTOSERVIZIO BRENZONI

Conviene ripensare al concetto di anziano.

Se i Rolling Stones hanno superato i 70 e sono tra le rockstar più attese dell'estate 2017, se Bob Dylan (classe ’41) è una pietra che non si lascia crescere il muschio addosso, cosa si può dire di un «giovanotto» come Tony Bennett, che di anni ne ha 90 e che ieri sera ha conquistato il teatro Romano?

Dopo Charles Aznavour in Arena lo scorso anno (che i 90 li ha superati da un po’), il cantante americano ospite di Rumors Festival ha dimostrato che si può invecchiare con classe. E con una verve vocale ancora presente.

A introdurre Tony (che di cognome fa Benedetto) è un altra leggendaria voce americana di origini italiane: Frank Sinatra. The Voice esce dagli altoparlanti insieme al fruscio di un’epoca scomparsa e dice: «Ecco qui il tizio che è forse il miglior cantante del mondo...».

E appare questo signore in giacca color ghiaccio e pantaloni scuri, che con passo elegante si avvicina al pianoforte. La gente si alza in piedi e applaude prima che Bennett abbia cantato una sola nota.

Lui sorride e attacca «Watch what happens» e la veloce, forse troppo veloce «They all laughed», ma serve a scaldare la voce.

Meglio «This is all I ask», con quella strofa che dice tutto sul motivo per cui lui continua ad andare in tour: «Finché ci sarà una canzone da cantare, resterò più giovane, più giovane della primavera». Dopo «Solitude», dal repertorio di Duke Ellington ed Ella Fitzgerald, passa a «I'm old fashioned», dove confessa: «Sono un tipo all’antica, vecchio stampo, e non mi importa finché andrà bene a te». E non solo, a sentire gli applausi.

Poi lascia spazio ai musicisti del suo quartetto, tanto che il concerto avrebbe potuto far parte di Verona Jazz (che tra l’altro inizia domani). Ovvio: l’emissione vocale non è graffiante con garbo come nei suoi dischi anni ’50 - ’60, eppure la sua voce riesce a trasmettere un senso di fragilità, una dolcezza (in «It amazes me«) e un senso del ritmo che incantano, come in «Stepping out...».

Al solo di chitarra di «But beautiful» si mette tra i musicisti, non più frontman ma in linea con loro, e anche qui dà una lezione di classe. E di mancanza di ego.

Collega una canzone all'altra recitando alcune strofe, (ah, non ha nè scaletta nè «gobbo», le sa tutte a memoria!) e diventa romantico quando dice: «Più leggo i giornali e meno capisco il mondo. Niente sembra durare, ma noi abbiamo però qualcosa che resiste», e parte «Our love is here to stay».

Non ha paura di mostrare la sua voce quasi nuda in «The way you look tonight».

Riesce a rendere ancora più drammatica «Cold cold heart» di Hank Williams. Nessuno come lui canta il Boulevard dei Sogni Spezzati. Una voce leggendaria, premiata dal console generale degli Usa a Milano. E pure dal sindaco Tosi con la medaglia della nostra città. E Tony gli dà una carezza, affettuoso. Un cantante unico, una cartolina spedita da un’epoca che non esiste più.

E ora avanti coi cloni e le tribute band: gli originali sono rimasti in pochi.

Giulio Brusati
Commenta

Partecipa. Inviaci i tuoi commenti

Attenzione: L'intervento non verrà pubblicato fino a quando il moderatore non lo avrà letto ed approvato. I commenti ritenuti inadatti o offensivi non saranno pubblicati.

Informativa privacy: L’invio di un commento richiede l’utilizzo di un “cookie di dominio” secondo quanto indicato nella Privacy Policy del sito; l’invio del commento costituisce pertanto consenso informato allo scarico del cookie sul terminale utilizzato.

pagine 1 di 1