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19 luglio 2018

Spettacoli

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15.04.2018

«Tempi moderni», un gioiello senza età

Il cineconcerto funziona alla grande, soprattutto se di mezzo c’è un interprete dalla mente ingegnosa come Charlie Chaplin, impareggiabile regista, sceneggiatore e compositore. L’altra sera il Teatro Ristori era esaurito per assistere alla proiezione integrale del suo straordinario capolavoro “Tempi moderni”, con la parte musicale eseguita live e interamente acquisita dall’originale di cui si è fatto carico l’Orchestra della Fondazione Arena. Il direttore e compositore Timoty Brock, che l’ha guidata, è autore del recupero della pellicola e delle relative musiche di cui ha presentato una prima edizione assoluta -da non confondere con altra edizione del film di anni fa al Festival Atlantide del Teatro Nuovo. Nel 1999 la Fondazione Chaplin gli aveva infatti chiesto di rivedere la partitura originale di Tempi Moderni, favorendo così una fattiva e stretta collaborazione tra la famiglia Chaplin e la Cineteca Nazionale di Bologna. Tempi Moderni si è così presentato al Ristori in una veste rinnovata, ripulita dalle incrostazioni del tempo e con una sporadica presenza di parti parlate, disseminate all’interno di quasi 90 minuti del film. Tuttavia anche i dialoghi sono stati rigorosamente utilizzati come effetto sonoro: ne sono un esempio i monitor e gli altoparlanti in fabbrica, la radio dell’ufficio del direttore del carcere e il registratore di alcune apparecchiature meccaniche. La riveduta colonna sonora di Tempi Moderni richiedeva un organico imponente, di almeno 64 elementi, come voleva espressamente Chaplin. L’orchestra areniana si è confermata all’altezza del compito, soprattutto per la descrizione delle parti più drammatiche della partitura e per la bellissima “Smile”, sigla dei momenti romantici, composta dallo stesso Chaplin, che ha concluso l’entusiastico e applauditissimo finale della proiezione al teatro Ristori. Tempi Moderni anche se un film muto mescola immagini a emozioni più che mai attuali, come il disprezzo per la società e la ricerca di un romanticismo perduto. Il suo malinconico protagonista, Little Tramp, lotta per sopravvivere in un mondo moderno e industrializzato, in cui l’occupazione è disperata e le condizioni finanziarie che molte persone devono affrontare durante la Grande Depressione sono create, secondo Chaplin, dall’efficienza dell’industrializzazione moderna. Il film vede protagonisti oltre a Chaplin, Paulette Goddard (uno dei suoi grandi amori), Henry Bergman, Tiny Sanford e Chester Cinklin. Tempi Moderni è stato considerato “culturalmente significativo” dalla Library of Congress nel 1989 e selezionato per la conservazione nel National Film Registry degli Stati Uniti. Quattordici anni dopo, è stato proiettato “fuori concorso” al Festival di Cannes del 2003. •

Giovanni Villani
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