18 febbraio 2019

Spettacoli

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25.05.2012

Sono due solisti debuttanti ma non si sente

Tseng Ching-I al pianoforte FOTO BRENZONI
Tseng Ching-I al pianoforte FOTO BRENZONI

È arrivato il loro momento, quello del tanto atteso battesimo davanti al grande pubblico. Sono due dei migliori allievi scelti dal Conservatorio a godere di questa grande opportunità concessa dalla Fondazione Arena: poter sostenere un primo concerto davanti alla platea del Filarmonico. I loro nomi sono Olmo Chittò, percussionista piacentino alle prese con la marimba e la taiwanese Tseng Ching-I col pianoforte, che si cimentano in una applaudita esibizione, rispettivamente nel Concerto per marimba di Emmanuel Séjourne e con il Primo Concerto in si bemolle maggiore op. 23 di Ciajkowskij.
La marimba è un idiofono a percussione della famiglia dei xilofoni, entrato dopo vari perfezionamenti, nell'uso dei jazz, ma anche della musica europea. La pagina di Séjourne, scritta nel 2006, è a questo proposito un bel banco di prova, molto amabile già col primo tempo, nel suo susseguirsi del delicato tema d'apertura affidato agli archi, contrapposti all'inquieta cadenza della marimba. Un drammatico tango pare il filo conduttore di tutta l'opera, che prosegue col secondo movimento in una particolare danza rievocante il tango del primo tempo, ammorbidito però dalle linee libere a carattere improvvisativo della marimba.
Olmo Chittò suona il pezzo con molto sangue freddo, grande padronanza dello strumento, senza temerne le difficoltose intrusioni previste dalla partitura, ma scandendo le battute con bella precisione e ottime scelte di tempo. A lui vanno subito i caldi del pubblico presente, in gran parte costituito (come è facile immaginare) da amici e parenti.
Tseng Ching-I si destreggia invece con uno dei cavalli di battaglia dei pianisti di tutto il mondo, dove la tecnica è davvero trascendentale. A partire dall'introduzione, «Allegro non troppo e molto maestoso» di una efficacia grandiosa, al secondo tempo - una romanza in tempo Andantino - che sfocia in un «Prestissimo», in cui il pianoforte balza virtuosisticamente in primo piano, fino al grande finale «Allegro con fuoco» con carattere di danza russa. Il virtuosismo della giovane taiwanese (ci tiene a non essere chiamata cinese) è subito fuori discussione e le ottave perentorie del primo movimento ne sono una prova indiscutibile. Nel passaggio in doppie ottave, poco prima della conclusione del terzo movimento, la pianista mostra una reattività muscolare molto alta, dove l'incisività del tocco e la sgranatura dei passaggi virtuosistici sono di assoluto rilievo.
La caratteristica di fondo della sua interpretazione ci è parsa di una travolgente vitalità ritmica, soprattutto nel movimento conclusivo. Diremo più brillante che incisiva sul piano tecnico e più vivace che convincente sul piano dell'interpretazione. Una esecuzione che ha affascinato la platea, salutata da un rumoroso consenso di marca prevalentemente femminile. Con lei è stata cordialmente salutata anche l'orchestra areniana, diretta da Roberto Gianola, che aveva aperto le «ostilità» della serata con una accettabile Ouverture, Scherzo, Finale di Schumann.

Gianni Villani
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