20 gennaio 2019

Spettacoli

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26.09.2014

Sarà allo Smaila's: «Che emozione con Ray Charles»

Demo Morselli
Demo Morselli

Si può sentire la sua magnifica tromba in brani di Zucchero e Jovanotti, Pooh, Eugenio Finardi, Renato Zero e decine di altri autori pop e rock italiani. È un personaggio televisivo e un finissimo arrangiatore (ascoltate i fiati de L'ombelico del mondo di Lorenzo, per credere). Demo Morselli è l'ospite speciale del sabato allo Smaila's, il nuovo music club aperto dall'ex Gatto di Vicolo Miracoli, Umberto, al Saval, in via Marin Faliero 100.

Demo, che cosa suonerai domani allo Smaila's?
Sarò in compagnia della Movida band, ensemble veneto molto conosciuta, sotto la guida del maestro Caltran. Il repertorio spazia dagli anni Sessanta ai Settanta: soul e rhythm'n'blues, vintage (lo pronuncia "uinteg", all'emiliana, ndr) e ballabili. Suoniamo un paio d'ore e ve l'assicuro: fin dalle prime note la gente salta in piedi e non smette di ballare.

Da dove è partita la tua passione per i fiati?
Da piccolo, quando un'orchestra arrivava in piazza per la festa del paese, vedevo la gente sotto il palco darsi di gomito: "Oh, guarda, ve'! Ci sono anche i fiaaati". Poi, alla sera, quando li sentivi suonare tutti insieme, capivi il perché dello stupore. Il suono dei fiati è sanguigno, allegro, coinvolgente e potente . E poi vengo da una famiglia di trombettisti: mio padre, i miei zii, i cugini. Poi ho mollato lo strumento e....

Ti sei dedicato agli arrangiamenti. Qual è il tuo riferimento?
Quincy Jones. Scrivetelo in piccolo, anzi in piccolissimo, ma pure io sono partito come lui dalla musica colta e dal jazz per passare al pop. Solo che lui è passato a Michael Jackson, io ho avuto una carriera più modesta. Ma ho suonato con Michael Bublé, Ray Charles, Mina, Celentano, i Simply Red… Mica mi lamento!.

Un ricordo di Ray Charles?
Non mi pareva vero di suonare con lui: l'avevo visto sulle copertine dei dischi e poi me lo son trovato davanti, nel 1985-1986. Me la stavo facendo sotto, e non per modo di dire. Poi si è rivelato più alla mano lui, un genio del genere, di tanti altri semidivi italiani che alla fine di un concerto scappano via. A lui piaceva stare con noi musicisti, sentire il nostro inglese maccheronico e bere whiskey.

Com'è nato l'arrangiamento folle de L'ombelico del mondo?
Jovanotti mi chiese di farlo e gli dissi di sì. Era un periodo della mia vita, negli anni '90, molto frenetico - la tv, Fiorello, l'orchestra. Un giorno Lorenzo mi richiama e mi fa: “Ci vediamo domani in studio?". Mmmmm, non me lo ricordavo più! Così in aeroporto, a orecchio, scrissi la parte dei fiati. Le dissonanze mi sembravano belle, sulla carta, ma erano astruse. A Jovanotti sono piaciute. E quelle che all'inizio sembrano mani che battono, sono in realtà trombe con sordina suonate con armonizzazione molto stretta. Bell'effetto, no?

Giulio Brusati
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