Seguici... Facebook Twitter Google+ Feed RSS
17 ottobre 2018

Spettacoli

Chiudi

16.05.2018

«Salome», follia e trasgressione Veli e corde per la mitica danza

La presentazione del cast che interpreterà Salome al Teatro Filarmonico dal 20 al 27 maggio FOTOSERVIZIO BRENZONI
La presentazione del cast che interpreterà Salome al Teatro Filarmonico dal 20 al 27 maggio FOTOSERVIZIO BRENZONI

La stagione lirica 2017 - 2018 del Teatro Filarmonico si conclude con «Salome» di Richard Strauss, in programma dal 20 al 27 maggio in un inedito allestimento prodotto dalla Fondazione Arena e ideato da Marina Bianchi, con scene di Michele Olcese, costumi di Giada Masi, movimenti mimici di Riccardo Meneghini, videomaking di Matilde Sambo e luci di Paolo Mazzon. Sul podio Michael Balke, presente ieri alla conferenza stampa, insieme a Stefano Trespidi (direttore della programmazione areniana), alla regista, allo staff tecnico e ai cantanti Nadja Michael (che si alternerà con Madina Karbeli come Salome) e Fredrik Zetterström (Jochanaan). Completano il cast Kor-Jan Dusseljee (Erode), Anna Maria Chiuri (Erodiade), Enrico Casari (Narraboth), Belén Elvira (Paggio di Erodiade), Nicola Pamio, Pietro Picone, Giovanni Maria Palmia, Paolo Antognetti e Oliver Pürckhauer (cinque giudei), Romano Dal Zovo e Stefano Consolini (due nazareni), Costantino Finucci e Gianfranco Montresor (due soldati), Alessandro Abis (uomo della Cappadocia) e Cristiano Olivieri (uno schiavo). «Siamo lieti di presentare un nuovo allestimento che, pur partendo da una matrice classica, restituisce la forza del teatro come riflessione della contemporaneità» ha dichiarato Trespidi. «Anche se ho già diretto «Elektra» e «Der Rosenkavalier», questa è la mia prima «Salome» e ne sono felice» ha detto il Maestro Balke. «Non solo perché amo Strauss, ma pure perché a Verona ho trovato un’orchestra molto attenta e un cast pieno di energia». «Salome è un mito femminile tanto folle e trasgressivo, quanto notturno e inafferrabile» ha spiegato la regista. «È un’adolescente cresciuta nella corruzione morale e conosce un’unica lingua: quella del desiderio. Nello spettacolo (ambientato sotto una luna che diverrà di sangue) vige dunque sia una contaminazione fra diversi elementi, sia l’esplorazione di una sessualità liquida e incerta». «Quest’opera è un capolavoro inesprimibile: non c’è una sola nota in più» ha affermato il soprano Michael. «Salome sa che il patrigno la brama, ma è attratta da Jochanaan e vuole solo che il profeta la guardi. L’ossessione della principessa inizia come un gioco e termina con un’immagine fortissima: lei che canta il proprio amore a una testa mozzata. Un finale che mi emoziona e fa piangere». «In un certo senso, anche Jochanaan canta l’amore, però lui lo rivolge esclusivamente a Dio» ha aggiunto il baritono Zetterström. «Per la famosa danza Salome non usa solo veli» ha svelato il coreografo Meneghini, «ma pure corde, che prima la intrappolano e, al tempo stesso, la proteggono, poi si aprono, lasciandola libera e fragile». «Scene e costumi sono atemporali» ha chiarito lo scenografo Olcese. «Il mio riferimento estetico è l’architettura tedesca (fredda e rigorosa) dell’epoca di Strauss. Invece il lavoro di Giada Masi contiene richiami sia alla modernità, sia alla classicità, con un particolare contrasto fra le vesti sontuose di Erode ed Erodiade e la dimensione lunare di Salome» •

Angela Bosetto
Commenta

Partecipa. Inviaci i tuoi commenti

Attenzione: L'intervento non verrà pubblicato fino a quando il moderatore non lo avrà letto ed approvato. I commenti ritenuti inadatti o offensivi non saranno pubblicati.

Informativa privacy: L’invio di un commento può comportare il trattamento di dati personali: per maggiori informazioni sulle modalità di trattamento e l’esercizio dei diritti consultare le nostre Informazioni sulla Privacy e l’informativa estesa sui cookie presenti in calce al sito web.

pagine 1 di 1