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14 agosto 2018

Spettacoli

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02.08.2018

Possente, la
Divina negli occhi
del bimbo Villani

Maria Callas in La Gioconda.
Maria Callas in La Gioconda.

71 anni fa Maria Callas calcó per la prima volta il proscenio areniamo. Veniva dall'America e la ragazza si era pagata di tasca sua il viaggio. Il 2 agosto del 1947 Maria a Callas debuttò all'anfiteatro Arena di Verona nell'opera La Gioconda di Amilcare Ponchielli diretta dal maestro Tullio Serafin. Fu un grande successo. Da quel giorno la sua vita cambiò definitivamente e colei che la città scaligera avrebbe chiamato familiarmente negli a seguire " la Maria" spesso a passeggio o a cena sul Liston, divenuta sposa dell'imprenditore veronese e scopritore di talenti Giovanni Battista Meneghini, è la stella polare della storia della lirica.

 

La sola grande valigia che Maria si era portata era piena di sogni e buona volontà, rigore, perfezionismo, pochi vestiti ma il manto del talento con cui avvolse l'anfiteatro tra cui anche un bambino in prima fila aveva assistito alla prima portato dal padre melomane che intendeva trasmettere la passione per il melodramma a suo figlio, così come fu. Giovanni Villani detto Gianni, oggi veterano giornalista esperto di opera lirica e collaboratore del quotidiano l'Arena, aveva alzato la testa verso il proscenio e quella Callas sconosciuta gli era sembrata un monumento.

 

Possente, alta, imponente. Strano a dirsi che lo sguardo di un ragazzino si fermi ad osservare le caviglie di una donna, eppure era stato così. Non erano affatto sottili. A bocca aperta però rimase quando il soprano greco prossimo a trasformarsi nella Divina, emise le prime note. Un'emanazione, capace di incutere soggezione nei bassi e far volare la fantasia dell'infanzia nel fraseggio e negli acuti. Nel libro di Gianni Villani Il potere dell'opera(Scripta) il mondo della lirica veronese spalancata sul mondo e l'eco della Callas rivivono.

Michela Pezzani
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