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17 ottobre 2018

Spettacoli

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05.05.2018

«Petite Messe», l’ultimo Rossini e la modernità di un capolavoro

Edoardo Maria Strabbioli, il sovrintendente Cecilia Gasdia, Vittorio Bresciani e Vito Lombardi
Edoardo Maria Strabbioli, il sovrintendente Cecilia Gasdia, Vittorio Bresciani e Vito Lombardi

Gioachino Rossini definì la «Petite Messe Solennelle» (1863) «l’ultimo peccato mortale della mia vecchiaia». Il compositore si spense a Passy appena cinque anni dopo, ma quel capolavoro della musica sacra continua a essere eseguito in suo onore e lo sarà anche sabato 19 maggio, alle 20, al Teatro Filarmonico per celebrare il 150° anniversario della scomparsa del genio pesarese. Vito Lombardi dirigerà il coro areniano e i quattro solisti: Francesca Tiburzi (soprano), Leonardo Ferrando (tenore), Alessia Nadin (contralto) e Christian Senn (basso). Al pianoforte ci saranno Edoardo Maria Strabbioli e Vittorio Bresciani, mentre l’harmonium verrà suonato da una musicista d’eccezione: il Sovrintendente Cecilia Gasdia, che ha presentato ieri l’evento alla stampa insieme ai colleghi. «Quest’iniziativa nasce dalla concomitanza di due fatti» ha spiegato il Sovrintendente Gasdia. «Da un lato l’allestimento al Filarmonico della «Salome» di Richard Strauss (opera che lascia la libertà di impiegare altrove il coro), dall’altro la voglia di tornare a suonare insieme fra amici che condividono l’amore per la musica e i ricordi sin dai tempi del Conservatorio. E, come regalo alla città, i musicisti si esibiranno senza alcun compenso.» «La «Petite Messe Solennelle» rappresenta un percorso rossiniano interiore» ha affermato Lombardi. «Rossini dava del tu ai Grandi d’Europa e le sue opere avevano trionfato ovunque, eppure era ipocondriaco, depresso, ansioso e insoddisfatto. Nonostante fosse agnostico, credo nella sua profonda capacità spirituale: l’obiettivo è quindi restituire questa visione chiaroscurata dell’animo del compositore». «Anche se Rossini ne firmò una successiva versione orchestrale, trasporre la «Petite Messe» originale in un ambiente teatrale più vasto della dimensione intima per cui venne inizialmente concepita può essere un problema» ha dichiarato Strabbioli. «Abbiamo quindi optato per una trascrizione delle parti pianistiche, che ne prevede la divisione e le rinforza per sostenere meglio il coro.» «Siamo davanti a un Rossini atipico, il cui linguaggio è maturato attraverso trent’anni di esperienza e cultura parigina» ha proseguito Bresciani. «Così ci siamo sentiti autorizzati a ripensare la scrittura per piano, un po’ alla Franz Liszt, per mettere in luce la modernità della partitura. I due pianoforti suoneranno sempre insieme, dialogando fra loro. E, a proposito di Liszt, ricordo ancora la bravura di Cecilia studentessa mentre suonava la Consolazione n. 4.» «All’epoca Vittorio organizzò pure una piccola corale studentesca e fu proprio lui il primo a inserirmi fra i soprani» ha ricordato il Sovrintendente. «Ci tengo inoltre a sottolineare che con questo appuntamento non vogliamo ricordare solo il 150° della morte di Rossini, ma anche i fautori della Rossini Renaissance: Vittorio Gui, Alberto Zedda e Philip Gossett, che della «Petite Messe» curò la revisione critica.» Mercoledì 16 maggio alle 16,30 ci sarà un’ulteriore presentazione della «Petite Messe Solennelle» (aperta al pubblico) alla Libreria Feltrinelli. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Angela Bosetto
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