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26 settembre 2018

Spettacoli

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09.04.2018

Patti, libera e ribelle A 70 anni resta ancora la ragazza del Piper

Patty Pravo sullo sfondo della chiesa della Madonna della SaluteUn intenso primo piano di Patty Pravo per la copertina di «Meravigliosamente Patty»
Patty Pravo sullo sfondo della chiesa della Madonna della SaluteUn intenso primo piano di Patty Pravo per la copertina di «Meravigliosamente Patty»

ROMA «La cambio io la vita che non ce la fa a cambiare me», cantava al Festival di Sanremo del 1997, nel brano scritto per lei da Vasco Rossi sulle musiche di Gaetano Curreri, ...E dimmi che non vuoi morire. Arrivò solo ottava, sebbene la sala stampa le assegnò il Premio della Critica, ma quella frase, a Patty Pravo, si appiccò addosso in modo indelebile, divenne una sorta di mantra, di credo laico per una donna, un’artista che la vita se l’è sempre pennellata a sua immagine, l’ha morsa con gusto affondando i denti, l’ha esplorata in tutti i suoi anfratti, i più luminosi e più oscuri. Con gioia e con dolore, ma senza mai pentirsi. E quella frase è diventata anche il titolo della sua biografia uscita lo scorso novembre, in cui scriveva «sei vuoi essere libera devi pagare. Pago ma anche ricevo e tanto». A 70 anni (li compie oggi), Nicoletta Strambelli (come è registrata all’anagrafe di Venezia, dove nacque nel 1948), non smette di essere se stessa: libera, unica, eccentrica, volitiva, provocante e provocatoria. In una parola, una diva, una delle poche della musica italiana. Ribelle fin dall’infanzia, adolescente in quei «favolosi» anni Sessanta che cambiarono il mondo, la società, le relazioni interpersonali, il rapporto con il sesso. Lei, assetata di esperienze, non si è lasciata sfuggire nulla. Ancora ragazzina prende la rincorsa e lascia le tranquille calli veneziane, i nonni che hanno fatto le veci dei genitori, per inseguire i suoi sogni. Fugge prima a Londra, ma è poi Roma ad accogliere le sue inquietudini, le sue trasgressioni, i suoi primi successi. Debutta in un celebre locale romano, e rimarrà sempre per tutti la ragazza del Piper, capigliatura biondo platino e stivaloni di vernice nera sopra il ginocchio, che cantava Ragazzo triste (il suo primo singolo, inciso nel 1966). Dal Piper al successo internazionale il passo è breve: con La Bambola (1968) fa il giro del mondo. Gli anni ’70 sono quelli di Pazza Idea e Pensiero Stupendo. Gli allori, la fama, ma anche i primi passi falsi, le accuse di plagio (e un contratto discografico che salta), le polemiche per le foto di nudo sulle riviste patinate, finisce anche in carcere per possesso di hashish. Ma è quasi impossibile ripercorrere una vita vissuta intensamente, come quella di Patty Pravo. In oltre 50 anni di carriera ha venduto 110 milioni di dischi, ha vissuto in tutto il mondo, cantato in otto lingue, partecipato a nove festival di Sanremo (senza vincere mai, e ad uno rinunciò pochi giorni prima di salire sul palco), conquistato premi e riconoscimenti, sbancato in Cina, amato molti uomini, sposandone cinque (Gordon Faggetter nel 1968, Franco Baldieri nel ’72, Paul Jeffery nel ’76, Paul Martinez nel ’78 e John Edward Johnson nell’82, più il matrimonio in Scozia con rito non riconosciuto in Italia con Riccardo Fogli nel 1974). Ha attratto artisti e musicisti come Leo Ferrè, Vinicius de Moraes, Lucio Fontana, Tano Festa e Mario Schifano, con Mick Jagger va a fare shopping in incognito e con Jimi Hendrix passa una notte romana su una Cinquecento avvolta in una nuvola di fumo, i momenti di intimità con Frank Sinatra e David Bowie, l’amicizia con Robert Plant. A 70 è un mito vivente, ma di se stessa continua a dire: «Sono la persona più normale che conosco». •

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