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24 giugno 2017

Spettacoli

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19.04.2017

Pasqua senza Stabat Mater
Verona, che città sbadata!

La settimana scorsa si è ricordato un uomo che, per essersi detto Dio, è stato fatto fuori come l’ultima delle bestie. E ha sconvolto la storia. Un evento che continua a commuovere, da duemila anni, una miriade di artisti, pittori, musicisti.

Ho cercato su Google se qualcuno dei principali teatri veronesi proponesse in quei giorni uno «Stabat Mater» di Vivaldi, di Pergolesi, di Rossini. Niente. Solo una Messa di Bach al Teatro Ristori.

Eppure le vetrine della città erano piene di uova e coniglietti di cioccolato, e sui social spopolavano le foto di sereni agnellini accanto a vegani incazzati.

Mettiamola così: Verona è un po’ sbadata ultimamente. Basti pensare a Castelvecchio e al ridicolo, quanto drammatico, trafugamento dei suoi Tintoretto, Rubens, Mantegna e Pisanello. Il problema è che la sbadataggine di uno, col tempo, si trasforma nell’incuria di molti e, così, piano piano, a svuotarsi non saranno solo i musei, ma anche i teatri, e soprattutto, le coscienze e i cuori.

Proporre invece uno Stabat nei giorni della Passione, significa finalmente dare alla musica il compito che merita: quello di farci fare un viaggio. Perché essa, attraverso i suoni, si fa corpo, voce, sangue, bellezza. Ogni volta che ascolto le note di Pergolesi che infiammano il testo di Jacopone da Todi, la mia mente si catapulta sul Golgota e riesco a vedere, come in un film, i chiodi arrugginiti che trafiggono le mani e i piedi del Nazzareno, la sua carne martoriata, le grida mute, il cranio crivellato di spine, il caldo delle lacrime che solcano il volto di Maria. Grazie alla grande musica, alla grande arte, si può ri-vivere la vita, diventare più coscienti, più umani.

La Verona «sbadata», qualche anno fa, è stata invece ideologicamente «attentissima» a difendere il crocifisso nelle scuole pubbliche e a pretendere la formuletta «radici-cristiane» nella Costituzione Europea.

Ma a che serve un simbolo sulla fredda parete di un’aula scolastica, se gli stessi professori sbadigliano leggendo i Promessi Sposi o la Divina Commedia e ignorano Pergolesi? E a che serve una legge dal vago profumo cristiano, se i nostri architetti, anziché ammirare Michelangelo, continuano a costruire chiese in cemento che somigliano a squallidi garages?

La legge non cambia il cuore dell’uomo. La bellezza sì. Per questo, anche quella della scorsa settimana, è stata un'occasione mancata.

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