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16 ottobre 2018

Spettacoli

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06.06.2018

Morgan, omaggio a De André «Il padre della canzone italiana»

Morgan in concerto
Morgan in concerto

«Una voce come quella di Fabrizio De André capita una volta ogni tre secoli: è per questo motivo, più di tutto il resto, che le sue canzoni sono ancora suonate, ascoltate, amate». Parola di Morgan. «Come Lavia disse di Pasolini, che un poeta così nasceva ogni trecento anni, così direi lo stesso di Faber. È anche merito della Natura. O forse c’era qualcosa di più, di sovrannaturale. Se Dante è il padre della lingua italiana, De André lo è della canzone italiana». Da una stima così grande, da un amore sempre professato per il cantautore ligure, non poteva che nascere uno spettacolo come “Faber poeta in musica”, in programma domani alle 21.30 al teatro Romano. Si tratta, come spiega l’associazione Idem, di «un omaggio intimo e personale all’arte poetica di De André, un evento unico, ideato appositamente da Morgan per la V edizione del Festival della Bellezza; un percorso ricercato attraverso la musica e i testi del cantautore genovese, vestiti di nuovi arrangiamenti». Marco Castoldi – il vero nome dell’ex leader dei Bluvertigo - sarà accompagnato dall’Orchestra Machiavelli, ensemble veronese composto da musicisti under 35, già a fianco di voci rock e musicisti jazz, diretta per l’occasione da Valentino Corvino. «La grandezza di Fabrizio», ha detto Morgan alla presentazione della recente raccolta “Tu che m’ascolti, insegnami”, «la vedi nel momento in cui ti trovi davanti al suo intero corpus. Era un cantautore impegnato perché impegnativo. Non puoi ascoltare i suoi dischi facendo skip da un brano all’altro; una volta che inizia un suo album, lo devi ascoltare fino in fondo. Per un’ora sei bloccato, rapito. La sua non è musica funzionale; non fa da colonna sonora in ascensore né al supermercato. Questa è la sua bellezza: è musica impegnativa e ricca di temi. Come quello della Morte: ne parla perché l’uomo è così, mortale. E comunque a me De André», ha confessato Marco, «mi fa rendere conto che sto vivendo». A Morgan si deve la ripresa in maniera filologica dell’intero album “Non al denaro non all’amore né al cielo”, riportato in vita a metà anni 2000. «Le cover le hanno fatte tutti», ha detto il cantautore originario della Brianza, «ma l’idea di rifare un disco per intero, in Italia, è stata una cosa inedita, poi non l’ha fatto più nessuno. Subito dopo avrei voluto rifare “Tutti morimmo a stento”». Ma la contemporaneità di Faber è determinata da un altro elemento, secondo Morgan: «Non raccontava di sé, ma degli altri e si commuoveva. E per questo la gente si identificava, pensando: Ecco, sta parlando di me. Faber non riempiva quel posto ma lo lasciava all’ascoltatore». •

Giulio Brusati
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