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15 dicembre 2018

Spettacoli

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22.02.2017

Montanti a sorpresa tra Vivaldi e Bach

La Sinfonica Città di Verona in formazione d’archi e clavicembalo
La Sinfonica Città di Verona in formazione d’archi e clavicembalo

Un concerto di magistrale raffinatezza, piacevole e ricco di pathos quello proposto nell’ex chiesa di Santa Maria in chiavica dall’Orchestra Sinfonica Città di Verona in formazione d’archi e clavicembalo.

Sotto la consueta direzione severa e dai grandi tratti personali e, nella stesso tempo, assai appassionata del maestro Francesco Mazzoli (per l’occasione anche al clavicembalo con cui ha accompagnato le Stagioni di Vivaldi quasi da elemento concertante), il concerto, programmato nell’ambito degli incontri proposti da La Giovane Classicità, è stato un’ulteriore prova, superata con slancio, per dare risalto alle grandi capacità musicali dei giovani e ben preparati componenti dell’orchestra.

Ha evidenziato, inoltre, le già conosciute grandi doti interpretative del violino solista nelle mani di un elegante e virtuoso Lino Megni.

Applausi prolungati per tutti durante e alla fine del concerto di questa compagine veronese che possiede tutte le carte in regola per dar lustro alla propria città e non solo.

In programma, Le quattro stagioni di Vivaldi e la Ciaccona di Bach.

Ma gradito e lungamente applaudito è stato anche un fuori programma: l’elegante e dolce Adagio scritto dal ventenne Pietro Montanti, una musica che l’orchestra e il maestro Mazzoli hanno saputo proporre con stile e capacità interpretative.

«Un nome quello di Montanti – ha voluto precisare il direttore – che si farà sicuramente presto sentire nell’ambito musicale per quanto è capace di trasmettere attraverso composizioni molto ben elaborate e ricche di raffinati contenuti».

L’Orchestra Sinfonica Città di Verona ha proposto la propria interpretazione de Le quattro stagioni di Vivaldi (come sono molto più noti i primi quattro concerti grossi per violino tratti da «Il cimento dell’armonia e dell’inventione») e ha saputo veramente immergere gli ascoltatori nel ripetersi del ciclo annuale della natura ora serena e gioiosa, ora sconvolta e capace di ingenerare paura.

Senza sbavature ed emozionante l’esecuzione presentata, una caratteristica capace di evidenziare il ben collaudato amalgama esistente fra gli strumenti dell’orchestra.

Una nota che è risultata ampiamente anche nell’esecuzione della Ciaccona di Bach, composizione ardua e grandiosa in cui la musica si rinnova di continuo nella sua linea melodico-polifonica come anche in quella armonica e nelle figure ritmiche, pur rimanendo fisso lo schema della sua composizione.

Mazzoli e la sua orchestra l’hanno saputa proporre al pubblico che ha dimostrato di gradire con il proprio prolungato e convinto applauso anche questa parte del concerto.

Giuseppe Corrà
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