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11 dicembre 2018

Spettacoli

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29.09.2015

Mazzoli restituisce un Requiem solenne

Francesco Mazzoli dirige alla Gran Guardia FOTO BRENZONI
Francesco Mazzoli dirige alla Gran Guardia FOTO BRENZONI

Il confronto con un testo tanto importante e discusso come il Requiem in re minore, K 626 di Wolfgang Amadeus Mozart è sempre arduo, soprattutto per un direttore di soli 27 anni.Ma quando l'applauso del numerosissimo ed attento pubblico in sala è scrosciante, prolungato e convinto, la soddisfazione ripaga in un attimo tutta la fatica messa nella preparazione e nella esecuzione dell'opera perché la sfida è vinta alla grande.Così è successo all'auditorium della Gran Guardia messo a disposizione dal Comune di Verona per la Giovane Classicità, organizzatrice della splendida serata musicale, al direttore e concertatore Francesco Mazzoli, ai solisti, al coro Ecclesia Nova e all'orchestra Città di Verona, formazione musicale che il prossimo dicembre inaugurerà la sua cinquantesima stagione.Fin dall'inizio del concerto (ma tutto il suo svolgimento l'ha ribadito) si è potuto constatare come orchestra, coro e solisti erano sapientemente amalgamati fra di loro, questo grazie alle ottime qualità dimostrate, ma anche alla direzione attenta e precisa del giovane maestro Mazzoli, che ancora una volta ha dimostrato nei fatti di poter essere il degno successore alla direzione dell'orchestra Città di Verona del grande maestro De Mori che, per l'occasione, era seduto in prima fila.Mazzoli (che ha curato anche la riorchestrazione della partitura) ha offerto una direzione severa, poco incline alla leggiadria mozartiana che ha fatto sentire in altre occasioni: questo Requiem è parso precisamente un Requiem all'antica, diretto con gesto deciso e maestoso e con il chiaro intento di rendere quanto più possibile imperiosa una partitura che per noi rappresenta l'ultimo lavoro mozartiano, ma che nelle intenzioni del suo autore doveva essere l'inizio di un nuovo percorso di ricerca sulle grandi sonorità della musica sacra, in quello che Mozart stesso aveva definito «grande stile patetico».La grandiosità del numero iniziale e della doppia fuga del Kyrie ha lasciato spazio ad un roboante Dies Irae: punti di altezze sublimi si sono toccati nel Tuba Mirum e nel Recordare, gestiti con sapienza decisamente teatrale dal direttore che ha saputo ben valorizzare la chiarezza vocale del soprano Medea De Anna, le profondità vertiginose del contralto Biljana Kovac e la plasticità del tenore Gabriele Barinotto e del basso Ferruccio Finetti. Effetti di luci accecanti e di dissolvenze si sono ricreati nel Confutatis e nel Lacrymosa ma soprattutto è stata magistrale la gestione del difficile numero Domine Jesu.o

Giuseppe Corrà
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